Porto di Napoli nelle mani dei Mazzarella: attenzione alta dopo i fermi per i 500 euro al mese imposti ai titolari di un bar e di una ditta di facchinaggio

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Gustavo Alek Noviello Salvatore Barile
Gustavo Alek Noviello Salvatore Barile

NAPOLI – Le mani dei Mazzarella sul porto. Gli interessi della criminalità organizzata hanno riguardato circa un porto italiano su cinque. L’allarme arriva dalle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024. Un’infiltrazione capillare che non risparmia nessuno degli scali strategici del Paese. L’ultimo report sulla criminalità scatta una fotografia agghiacciante: sono 113 i clan attualmente coinvolti in attività di business, sia legali che illegali, segnando un incremento di 4 unità rispetto all’ultima rilevazione.

Il dato più critico riguarda la proiezione dei gruppi criminali sulle infrastrutture marittime. Sono 71 i porti italiani finiti sotto la lente degli investigatori, due in più rispetto al passato: risultano essere state oggetto di interessi da parte delle mafie. Secondo l’analisi della Dda, il clan che muove i tentacoli verso il porto di Napoli è quello capeggiato dai potenti Mazzarella. Nel porto si è registrato un episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso: un anno fa tre uomini sono stati arrestati con l’accusa di aver imposto richieste estorsive.

L’operazione è scattata nel gennaio del 2025, quando tre persone sono state fermate, tra cui il nipote del capoclan. L’operazione dei carabinieri di Torre del Greco portò all’arresto di tre persone, accusate di aver taglieggiato due fratelli imprenditori operanti nel porto di Napoli. Tra i destinatari dell’ordinanza figurarono Gennaro Mazzarella, detto “bomba a mano” (nipote dello storico boss Ciro), Salvatore Barile, considerato ai vertici della cosca, e l’incensurato Gustavo Alek Noviello. L’inchiesta, coordinata dalla DDA, ebbe inizio nel 2022 dopo la coraggiosa denuncia delle vittime, titolari di un bar e di una ditta di facchinaggio.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, gli indagati avrebbero imposto con violenza una tangente di 500 euro mensili, pretendendo inoltre il pagamento arretrato di una somma ingente per gli anni passati, da versare al clan Mazzarella per continuare ad esercitare la propria professione nel porto di Napoli. La Procura di Napoli ha acceso i riflettori sul porto dopo l’aggressione a colpi di casco al titolare di un bar, che si trova all’interno dello scalo commerciale, residente in provincia. Il clan Mazzarella, è la ricostruzione della Dda, avrebbe imposto il ‘pizzo’ all’imprenditore, poi vittima di un violento pestaggio a colpi di casco poiché avrebbe interrotto i pagamenti.

I due fratelli titolari del bar e della ditta di facchinaggio hanno raccontato le estorsioni subite, minacciati per poter continuare a lavorare all’interno dell’area portuale. Su questa analisi si fonda l’inchiesta che nel gennaio 2025 ha portato all’ordinanza cautelare.

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