Pozzuoli, bottigliate dal ‘branco’ contro i passanti: notte di follia tra Piazza a Mare e il lungomare

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Piazza a Mare di Pozzuoli
Piazza a Mare di Pozzuoli

POZZUOLI – Ci risiamo. Il weekend puteolano, ormai solo in teoria cornice di svago e movida, si è trasformato in un teatro di inaudita violenza. Tra la zona di Piazza a Mare e il suggestivo lungomare Cristoforo Colombo, la quiete è stata squarciata da un’ondata di bullismo brutale, che ha seminato il panico tra i passanti fino a trasformare il centro in un campo di battaglia improvvisato. Tutto è accaduto nella notte tra sabato e domenica, quando una nutrita schiera di giovanissimi – circa una ventina – ha iniziato a seminare il terrore. Il branco, galvanizzato dall’anonimato del gruppo, ha preso di mira alcuni passanti, costretti a una fuga precipitosa per sfuggire all’aggressività di quegli adolescenti fuori controllo.

A mutare le sorti di quella che si preannunciava come una tragedia è stato il coraggio di un poliziotto in forza al commissariato di Pozzuoli, guidato dal vicequestore Raffaele Esposito. L’agente, che si trovava fuori servizio in prossimità della zona portuale, è stato allertato dal frastuono. Tra le grida, un’espressione ferale, pronunciata con inequivocabile calata locale, ha fatto presagire il peggio: un’intimidazione urlata con rabbia che non lasciava spazio a dubbi sulle intenzioni del gruppo. Il momento di massima tensione è esploso quando i teppisti, radunatisi in piazza a Mare, hanno iniziato la loro offensiva scagliando bottiglie di vetro contro le vittime. Un bombardamento di schegge taglienti che ha costretto le persone nel mirino a correre per salvarsi.

Il poliziotto, senza esitazione, si è messo alle calcagna dei violenti. Con estrema freddezza, ha monitorato ogni loro mossa fino ai giardini situati nelle vicinanze del Commissariato, riuscendo a isolare e bloccare uno dei responsabili. Il fermato, un minore residente in città, è stato condotto negli uffici di polizia per le procedure del caso. Dopo l’arrivo della madre e le notifiche di rito, il ragazzo è stato riaffidato alla famiglia, ma la sua posizione è tutt’altro che chiusa: per lui è scattata la denuncia a piede libero alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni. L’accusa è di lancio pericoloso di oggetti, aggravata dal concorso con complici ancora in via di identificazione.

L’accaduto riporta drammaticamente sotto i riflettori l’ombra lunga delle bande giovanili, una piaga che trasforma il senso di appartenenza a un gruppo nel pretesto per sopraffare il prossimo. Mentre le forze dell’ordine sono già al lavoro per analizzare i filmati delle telecamere di zona, la città si interroga su come arginare l’arroganza cieca di questi branchi che, col favore delle tenebre, tentano di prendersi le piazze, dimenticando il rispetto basilare per il prossimo e per la sicurezza collettiva.

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