Il termine «cassanata», gesto o trovata tipica del calciatore, è entrato ufficialmente nel vocabolario Treccani. Questo neologismo riassume una carriera vissuta tra un talento cristallino e una serie di comportamenti che ne hanno limitato il successo.
L’apice della sua autodistruzione è stato raggiunto durante l’esperienza al Real Madrid. Arrivato nel 2006 come uno dei colpi più inspiegabili dell’era dei Galacticos, si è guadagnato il soprannome di «El Gordito» per aver preso dodici chili in sette mesi. La sua avventura, durata 18 mesi, è stata segnata da soli quattro gol e da episodi come l’imitazione dell’allenatore Fabio Capello. “Feci di tutto per rovinare tutto”, ha poi ammesso.
Quel comportamento non era una novità. Già nei suoi quattro anni e mezzo alla Roma, pur segnando 52 gol, aveva creato fratture insanabili. Ha rotto persino con Francesco Totti, che considerava un fratello, accusandolo ingiustamente di un furto per poi ritrovare un assegno smarrito. Ha contribuito alle dimissioni dell’allenatore Rudi Völler e ha collezionato esclusioni disciplinari con Luciano Spalletti, arrivando a insultare la presidente Rosella Sensi.
Per comprendere la sua personalità si può tornare a Bari Vecchia, quartiere povero dove è cresciuto senza una figura paterna. Lui stesso ha ammesso che il calcio lo ha salvato da un destino criminale. La sua carriera è esplosa con un gol memorabile contro l’Inter, un’azione che lo ha trasformato da ragazzo di strada in “Fantantonio”.
Nonostante tutto, ha sempre dimostrato un’insolita autocritica e la capacità di non prendersi troppo sul serio. Con il tempo ha chiesto scusa, recuperando il rapporto con Totti e guadagnandosi il rispetto di Capello. Ha vinto poco per il suo potenziale, uno scudetto da protagonista con il Milan e un campionato spagnolo da comprimario, ma ha lasciato un’impronta indelebile.
Molti campioni che hanno giocato con lui, da Ibrahimovic a Ronaldinho, hanno sempre confermato il suo genio. Ha sempre sostenuto che nel calcio non contano solo i titoli, ma la bellezza del gioco. Il suo nome in un dizionario, del resto, è un dettaglio che lo pone davanti a tanti colleghi più vincenti.






