Francesco Totti ha regalato ai presenti un aneddoto esilarante durante la presentazione del libro ‘Il Metodo Vincent(e)’, scritto dall’ex compagno Vincent Candela. Con la sua consueta ironia, l’ex capitano della Roma ha rievocato i momenti vissuti al fianco del terzino francese, partendo dal suo arrivo nella Capitale.
‘Ho avuto la fortuna di conoscere Vincent’, ha esordito Totti. ‘Al di là del calciatore che tutti abbiamo ammirato, la cosa più importante è la persona. Un ragazzo semplice, adorabile e sempre disponibile. Non lo dico per fare il ruffiano, è la pura verità’. Ha poi ricordato con un sorriso il suo arrivo in punta di piedi, ammettendo che all’inizio i tifosi erano scettici. ‘È arrivato e ha preso subito il palcoscenico, dimostrando il suo immenso valore’.
L’ex numero 10 ha continuato a tessere le lodi tecniche del compagno, descrivendolo in modo unico. ‘Formalmente faceva il terzino, ma per me non lo era affatto. Aveva i piedi di un trequartista e una testa superiore a tanti altri. Era un giocoliere, in campo non correva ma saltellava come un ballerino, sembrava che non toccasse nemmeno il terreno, quasi volasse’.
Il momento più divertente è arrivato quando Totti ha raccontato un episodio specifico, legato alla volontà del francese di lasciare la Roma. ‘Ancora oggi gli do le maledizioni per quella volta’, ha scherzato. ‘Eravamo a Vicenza, era quasi fine campionato. Lui non aveva più voglia di rimanere, era deciso a cambiare squadra e aveva già scelto l’Inter. Abbiamo provato in tutti i modi a farlo ragionare, ma non c’era verso’.
La società, però, si è imposta con fermezza. ‘Alla fine il presidente e l’allenatore hanno deciso che doveva rimanere. Lui non ne voleva sapere, ma ha iniziato comunque il ritiro estivo con noi. Proprio il primo giorno, è successa la cosa più incredibile’.
Qui il racconto si è fatto più dettagliato. ‘Mi chiama un’ora prima dell’allenamento e mi fa: Capitano, posso venire con te a Trigoria?’. Il motivo era semplice: i tifosi avevano organizzato una dura contestazione contro di lui per la sua manifesta volontà di andarsene. ‘Mi ha chiamato perché pensava che, essendo con me, si sarebbe potuto salvare. Si è nascosto dietro, nella mia macchina con i vetri scuri’.
L’arrivo al centro sportivo è stato però traumatico. ‘Siamo arrivati a Trigoria e c’erano cinquemila, forse settemila persone. Erano altri tempi, un’altra passione. La macchina è rimasta bloccata, non potevo più muovermi. Ho iniziato a ricevere tantissimi insulti, mentre io cercavo di difenderlo dicendo a tutti che voleva rimanere e che era tutto a posto’.
La situazione è precipitata in pochi istanti. ‘I tifosi però lo hanno visto acquattato sui sedili posteriori. A quel punto non c’è stato più nulla da fare: mi hanno letteralmente sfondato la macchina per la rabbia’. Un aneddoto che, a distanza di anni, Totti ha raccontato con un sorriso, a testimonianza del forte legame che ancora lo unisce all’ex compagno di tante battaglie.










