Sandokan in ginocchio, il sindaco di Casal di Principe: “Ora racconti tutto”

Renato Natale

CASAL DI PRINCIPE – “Ovviamente non posso che essere soddisfatto di questa decisione, anche se dobbiamo ancora capire di cosa voglia parlare. Io voglio sperare che non si tratti solo del tentativo di viversi gli ultimi anni in qualche località protetta invece che al 41bis”. Renato Natale, sindaco di Casal di Principe da 10 anni, dai Casalesi doveva essere ucciso per il suo impegno contro la camorra. Nel corso del processo Spartacus emerse che il clan, simulando un incidente automobilistico sfruttando la sua abitudine di passeggiare in bicicletta, lo voleva eliminare. Un piano fortunatamente fallito. Un commento il suo sulla collaborazione di Francesco Schiavone Sandokan che non è certo di scetticismo ma che presenta degli interrogativi, delle aspettative. “Dovrebbe non solo chiarire fatti ancora oscuri dell’epoca del dominio totale del clan dei falsi Casalesi, ma soprattutto dovrebbe raccontarci tutto ciò che sa sugli intrecci perversi fra la criminalità, l’imprenditoria e la politica, quegli intrecci che da un lato hanno determinato il potere e l’incolumità per anni di quel gruppo criminale e dall’altro potrebbero nascondere ancora pericoli per la nostra gente di possibili influenze su economia e politica futura” ha aggiunto Natale. Parla di falsi Casalesi, il sindaco, perché quel termine, casalesi, era preesistente all’avvento del clan che assunse nei documenti giudiziari quel nome, ed indicava (come indica oggi), i residenti della città di Casal di Principe, i casalesi veri. Renato Natale fu sindaco anche tra il 1993 e il 1994. Era primo cittadino anche quando don Peppe Diana, il parroco anti camorra, fu ucciso dal clan il 19 marzo di 30 anni fa. Fu un anno difficile, quello da sindaco a cavallo tra il 1993 e il 1994. Francesco Schiavone nel periodo in cui Natale fu sindaco era libero. Almeno, non era in carcere; arrestato il 15 aprile del 1992 infatti, Sandokan fu scarcerato il 17 ottobre del 1993. Rimase libero prima e latitante poi fino al suo arresto avvenuto l’11 luglio del 1998. Sempre durante il periodo del mandato di Natale, il clan dei Casalesi scaricò tonnellate di sterco di bufala davanti all’abitazione della fascia tricolore, nel pieno centro del paese. Avviso Pubblico, associazione di Comuni per la legalità di cui Renato Natale è uno dei vicepresidenti nazionali, in una nota diramata ieri afferma come “ringrazia vivamente i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e le forze di polizia che hanno lavorato alacremente per tanti anni, dimostrando nei fatti che lo Stato è presente ed è più forte della camorra. E ringrazia in modo particolare, le cittadine e i cittadini onesti di Casal di Principe e il sindaco Renato Natale per l’azione di resistenza e di rinascita che hanno intrapreso, in particolare dopo il barbaro assassinio di don Peppe Diana, e che è stata riconosciuta pubblicamente anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La camorra e le altre mafie perdono sempre quando l’impegno per l’affermazione della legalità, dei diritti e della giustizia sociale diventa un’azione corale e non un’azione delegata esclusivamente alle forze deputate alla repressione dei fatti criminali”. Renato Natale nel suo anno da sindaco nella prima metà degli anni Novanta fu sfiduciato dalla maggioranza dei consiglieri comunali. Un’azione politica inaspettata quella che portò alla fine della sua esperienza come amministratore comunale i cui contorni, al di fuori delle scelte politiche, non sono mai stati del tutto chiariti e che forse anche grazie al contributo della collaborazione di Sandokan potrebbe svelare l’eventuale intromissione della camorra dei Casalesi per mettere la parola fine ad una amministrazione comunale che per la camorra era scomoda, di intralcio per gli affari che la cosca voleva portare a termine attraverso il Comune con gli appalti, gli affidamenti di lavori esterni. Un capitolo che come altri potrebbe essere chiarito dalle parole del capo dei Casalesi.

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