Nuova tegola per Roberto Saviano. L’ennesima, che battendo sul suo capoccione produce ancora lo stesso suono: “Copione!”. Questa volta, a onor del vero, l’accusa non è di plagio vero e proprio, come quello che gli è costato una condanna per gli articoli di Cronache copiati in Gomorra. Il giornale online MowMag, infatti, con il direttore Moreno Pisto e il cronista Michele Larosa, contesta allo “scrittore” di aver attinto a piene mani dai propri servizi, realizzati in esclusiva sugli affari africani e non solo di Valter Lavitola, per “rigiocarseli” con altre parole nei suoi video di approfondimento, senza citare la fonte.
“Il quinto episodio della serie di Saviano su Lavitola “E se l’attentato a Ranucci fosse legato agli affari africani” – si legge nell’ultimo articolo pubblicato da Mow ieri – è “liberamente ispirato” a tutta la nostra inchiesta sul carbon credit, ma mr. Gomorra continua a non citarci nemmeno una volta” (LEGGI L’ARTICOLO).
Poi l’articolista, Michele Larosa, ripercorre punto per punto il servizio di Saviano, notando come i singoli passaggi logici seguano quasi pedissequamente le rivelazioni pubblicate in anteprima assoluta da Mow sulla vicenda: il ruolo di Chimutengo, socio africano di Lavitola, il loro incontro, la conferenza a Victoria Falls, la faccenda della licenza di caccia, la società Future Awaits e altri particolari “sospetti”.
“Siamo ben contenti, Saviano – continua Larosa nell’articolo -, che la nostra inchiesta ti sia piaciuta. E siamo molto felici anche di leggere i belanti commenti che si complimentano con l’autore del video per la “bravura” e il “coraggio”. Il famoso coraggio di riprendersi mentre si leggono articoli di altri senza citare. Un vecchio vizio, ma perché stavolta è ancora più grave? … non possiamo fare a meno di pensare che quella di Saviano sia stata una scelta deliberata. Forse gli stiamo antipatici? Forse pensa, essendo MOW un giornale più piccolo di quelli citati, di poterla fare franca? Rimane sicuramente l’enorme mancanza di rispetto per il lavoro altrui”.
E così, un altro episodio si aggiunge alla lunga coda di casi analoghi che hanno visto lo scrittore di Gomorra sotto accusa per aver saccheggiato il lavoro altrui. Nel 2010 il giornalista Gianluigi Nuzzi, in una lettera inviata al quotidiano “Libero”, accusava Saviano di essersi appropriato, senza citare la fonte, del contenuto di una sua inchiesta sul matrimonio della figlia di un boss, involontariamente benedetto dal Papa Joseph Ratzinger. Successivamente, nel 2011, il quotidiano albanese “Investigim” pubblicò un articolo nel quale il direttore Alket Aliu accusava Saviano di aver copiato un’inchiesta sul traffico di armi tra la camorra e la Sigurimi, la polizia segreta albanese durante la dittatura comunista. Nel 2012 il blog Infosannio accusava Saviano di aver “riciclato” la notizia dell’apparizione di un boss della camorra in una trasmissione della Rai, episodio già riportato dal quotidiano “Roma” nel gennaio del 2011. Nel 2012, nella trasmissione televisiva “Quello che (non) ho”, su Rai Tre, Saviano dedicò un lungo monologo alle vittime dell’amianto a Casale Monferrato. Lo scrittore Giampiero Rossi lo accusò di aver utilizzato senza autorizzazione e senza citarlo diversi passaggi del suo romanzo “La lana della salamandra”. Nel 2015 il settimanale americano Daily Beast, con un articolo di Michael Moynihan, accusò Saviano di aver copiato da Wikipedia e da articoli di altri cronisti locali ampi passaggi del suo libro Zero Zero Zero. Poi diversi quotidiani accusarono Saviano di aver copiato persino la copertina del suo libro da quella del romanzo “In fondo al pozzo”, di Domenico Spadavecchia. (LEGGI TUTTI I PRECEDENTI)
Sulla vicenda di Lavitola è il direttore di MowMag Moreno Pisto a sfogarsi con Cronache.
Direttore, da quanto tempo lavorate a questa inchiesta?
“Beh, la cosiddetta “pista africana” su Valter Lavitola l’abbiamo tirata fuori noi, abbiamo scoperto e collegato nomi di persone e società, reperito documenti, sentito e intervistato persone. I nostri servizi sono stati ripresi da altri giornali, che in alcuni casi tra l’altro Saviano ha citato. Non ha mai citato noi, però. Una volta ha fatto un generico riferimento a una “testata online”. Poi nemmeno quello. Addirittura, parlando della bomba a Benjamin Chimutengo, il socio di Lavitola in Africa, altra nostra esclusiva ripresa da Lo Stato delle Cose, Saviano ha attribuito a Massimo Giletti una domanda rivolta a Chimutengo. Ma quella è una domanda che ho fatto io. Sono andato personalmente in Zimbabwe per realizzare l’intervista”.
Come vi siete accorti del fatto che Saviano ha preso spunto proprio dai vostri articoli?
“Se vedi il video in cui parla della pista africana ti rendi conto del fatto che il canovaccio su cui ha dipanato la sua ricostruzione è proprio la nostra intervista a Chimutengo. Quello di cui Saviano parla è tutto materiale pubblicato da noi, su come Chimutengo e Lavitola si sono conosciuti, sulla conferenza a Victoria Falls, sulla faccenda della licenza caccia per Lavitola e del “listino prezzi” per gli animali uccisi, su Future Awaits, la società di Lavitola in Zimbabwe, Brasile e Sudafrica”.
Ne avrete parlato in redazione, cosa ne pensano i colleghi?
“Sì, ne abbiamo parlato, anche su questa vicenda ci ho lavorato insieme agli altri. Il servizio principale ripreso da Saviano, ad esempio, è firmato da Michele Larosa”.
Quali azioni avete intenzione di mettere in campo?
“Non abbiamo intenzione di intraprendere azioni legali. A noi non piace quando per farci pressione ci inviano diffide o altro. Però abbiamo ritenuto giusto farlo notare a Saviano. Anche perché ci sono dei precedenti, accertati anche dalla Corte di Cassazione”.
Perché Saviano ha citato altri giornali ma non il vostro?
“Forse ci snobba perché la nostra è una testata online e non è certamente uno dei grossi giornali con i quali lui collabora, ha collaborato o magari immagina di collaborare in futuro. E poi siamo indipendenti, non gli abbiamo mai fatto sconti come non ne facciamo a nessuno. Ci piace essere diretti e magari a volte anche provocatori. Questo però non può giustificare il fatto che lui si appropri dei nostri scoop e che non ci citi”.









