Tevere: la cozza zebrata minaccia l’ecosistema

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Specie invasiva
Specie invasiva

L’ecosistema del fiume Tevere affronta una nuova minaccia: è stata confermata la presenza della *Dreissena polymorpha*, meglio nota come cozza zebrata. Questa specie aliena invasiva sta colonizzando ampi tratti del corso d’acqua, destando immediata preoccupazione tra gli esperti per le possibili ripercussioni sulla biodiversità e sulle infrastrutture.

“La cozza zebrata è uno degli organismi invasivi più problematici al mondo”, ha spiegato Roberto Crosti, ricercatore dell’ISPRA. “La sua capacità di riprodursi rapidamente e di formare colonie densissime le permette di soppiantare le specie autoctone, alterando in modo profondo e spesso irreversibile gli equilibri naturali. L’impatto non è solo ecologico, ma anche economico”.

Originaria della regione ponto-caspica, questa cozza d’acqua dolce viaggia attraverso le acque di zavorra delle navi e attaccata agli scafi. Le sue larve microscopiche possono sopravvivere a lungo fuori dall’acqua, facilitando una diffusione capillare tra bacini idrografici. Una volta insediata, la sua eradicazione è quasi impossibile.

I danni che provoca sono molteplici. Dal punto di vista ecologico, filtra enormi quantità d’acqua per nutrirsi di fitoplancton, sottraendo la risorsa alimentare ad altri organismi e riducendo la biodiversità. Le sue colonie soffocano i molluschi nativi e alterano gli habitat di deposizione delle uova di molti pesci.

Sul fronte economico, i problemi sono altrettanto seri. Le cozze ostruiscono condotte di aspirazione di impianti idroelettrici, acquedotti e sistemi di irrigazione, richiedendo costosi interventi di manutenzione. Anche le attività ricreative come la navigazione possono subire limitazioni.

Per comprendere l’estensione del fenomeno, l’ISPRA ha lanciato il progetto di scienza partecipata “#Tevere molluschi fantastici….e dove trovarli”. L’iniziativa, coordinata da Roberto Crosti, invita i cittadini a diventare sentinelle del fiume, segnalando la presenza del mollusco.

“Chiediamo alla popolazione di fotografare i gusci e di inviare le segnalazioni”, ha concluso Crosti. “Questa mappatura dal basso è fondamentale per definire le aree di intervento e sviluppare strategie di contenimento. La collaborazione di tutti è cruciale per proteggere il nostro fiume”.

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