Travolse la compagna con l’automobile: condannato il braccio destro di Picca

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Tribunale di Napoli e Salvatore De Santis detto 'O buttafuori'
Tribunale di Napoli e Salvatore De Santis detto 'O buttafuori'
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GRICIGNANO D’AVERSA – Non fu tentato omicidio, ma lesioni gravi. Cambia la qualificazione giuridica dell’accusa e si riduce la condanna per Salvatore De Santis, detto ‘o Buttafuori, ritenuto dagli investigatori uno degli uomini di fiducia del boss Aldo Picca. La Corte d’appello ha rideterminato la pena in sette anni di reclusione, rispetto ai dodici inflitti in primo grado, per l’investimento in auto dell’allora compagna, una donna di origini brasiliane residente a Gricignano d’Aversa.

De Santis, difeso dall’avvocato Vincenzo Motti, si trova attualmente detenuto al 41 bis nell’ambito di un altro procedimento, nel quale è accusato di associazione mafiosa, estorsione e spaccio di droga.

Al centro del processo, l’episodio avvenuto il 19 febbraio 2022, al termine di una lite tra l’imputato e la donna con cui aveva una relazione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, De Santis l’avrebbe raggiunta con la propria Jeep Renegade e investita, schiacciandola contro un cancello in via Fratte, nel territorio di Carinaro. La vittima riportò gravi fratture al bacino e alle anche, che la costrinsero a un lungo periodo di immobilità.

La vicenda era cominciata poche ore prima in un ristorante di Teverola, dove i due si erano recati per pranzo. Durante il pasto sarebbe scoppiata una discussione, al termine della quale la donna aveva deciso di lasciare il locale, allontanandosi da sola. De Santis, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe salito in automobile per raggiungerla e chiederle la restituzione delle chiavi di casa. Di fronte al rifiuto, la situazione sarebbe precipitata. Prima dell’investimento, stando all’accusa, l’uomo avrebbe anche pronunciato una minaccia di morte.

Dopo l’accaduto, anziché accompagnare la compagna al pronto soccorso, De Santis l’avrebbe portata nell’abitazione della madre. Qui la donna avrebbe raccontato quanto successo, manifestando l’intenzione di denunciare l’aggressione. Secondo gli investigatori, sarebbe stata però dissuasa dal rivolgersi alle forze dell’ordine. Per oltre un mese, a causa delle fratture, la vittima sarebbe rimasta quasi completamente immobilizzata, assistita dalla madre dell’imputato e da alcune persone a lui vicine. Soltanto nei giorni successivi all’investimento venne accompagnata in un centro diagnostico privato e poi all’ospedale di Aversa per gli accertamenti medici, dai quali emerse una frattura scomposta del bacino.

Le intercettazioni raccolte durante le indagini avrebbero documentato anche la preoccupazione di De Santis per un eventuale racconto della donna ai sanitari. Quest’ultima lo avrebbe rassicurato, riferendogli di non aver spiegato alla polizia le circostanze in cui si era ferita. Nel corso degli accertamenti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta ricostruirono inoltre un presunto tentativo di attribuire l’investimento a un’altra persona, così da poter avanzare una richiesta di risarcimento assicurativo. Il progetto, secondo quanto emerso dalle indagini, non sarebbe stato portato a termine.

La vicenda era affiorata inizialmente nell’ambito della più ampia inchiesta della Dda di Napoli sulle attività del gruppo riconducibile ad Aldo Picca, sfociata nell’esecuzione di quaranta misure cautelari. Tra i destinatari figuravano lo stesso De Santis e la donna, raggiunta da un provvedimento di arresti domiciliari per un’ipotesi di concorso nello spaccio di stupefacenti. L’episodio dell’investimento, ritenuto estraneo alle contestazioni di criminalità organizzata, era stato successivamente stralciato e affidato alla Procura di Napoli Nord.

La donna non aveva presentato denuncia per l’accaduto, ma gli elementi raccolti dagli investigatori avevano portato a contestare a De Santis il tentato omicidio. Accusa sulla quale si era fondata la condanna a dodici anni pronunciata in primo grado. Ora la decisione dei giudici d’appello cambia il quadro: i fatti sono stati riqualificati come lesioni gravi, con una riduzione della pena di cinque anni. Restano distinti da questo procedimento gli altri addebiti per i quali De Santis è detenuto in regime di 41 bis.

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