Trentino, sindacati: è miope tagliare gli infermieri in Rsa

"Aumentare da 10 a 15 il numero di pazienti per infermiere nelle case di riposo è una scelta miope e pericolosa. Così si mette a rischio la qualità dell'assistenza e delle cure e si condanna il sistema ad un inevitabile tracollo"

Foto Filippo Ciappi/LaPresse

TRENTO – “Aumentare da 10 a 15 il numero di pazienti per infermiere nelle case di riposo è una scelta miope e pericolosa. Così si mette a rischio la qualità dell’assistenza e delle cure e si condanna il sistema ad un inevitabile tracollo”. Lo dicono i segretari provinciali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati, Ruggero Purin, Tamara Lambiase e Claudio Luchini a fronte della decisione della giunta provinciale di tagliare il numero di infermieri in servizio nelle Rsa. “L’esecutivo dimostra un approccio superficiale e semplicistico ai problemi che affliggono da tempo le residenze protette per anziani – osservano i sindacalisti -. La carenza di personale è nota a tutti, ma pensare di risolverlo semplicemente aumentando il numero di pazienti per infermiere è grave.

Invece di investire di più, di immaginare una riorganizzazione del servizio in una logica innovativa e anche di maggiore integrazione con tutto il sistema sanitario ci si limita solo a tagliare per far quadrare i conti. E a pagare saranno i pazienti e le loro famiglie che dovranno necessariamente gestire un peggioramento dell’assistenza. Oltre al prezzo pagato dal personale dopo due anni in prima linea contro il Covid”. I sindacati mettono poi le mani avanti anche su un eventuale spostamento dei carichi di lavoro sulle figure degli operatori socio sanitari. “Non si pensi che possano essere gli operatori socio sanitari a supplire in alcun modo a questo calo del personale sia per le competenze diverse sia per i maggiori carichi che si sono aggiunti con la pandemia – sottolineano i sindacati -. Sollecitiamo la giunta a tornare sui propri passi e ad avviare un confronto che includa anche il ruolo e l’organizzazione delle Rsa nell’ambito di una più ampia riforma della medicina territoriale e dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria”.

(LaPresse)

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