TUTTI I NOMI. Tifoso di Portici in fin di vita: 8 arresti. L’aggressore di Mario confessa

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Mario Spedaliere ed i confronti tra tifosi di Puteolana e Portici di domenica
Mario Spedaliere ed i confronti tra tifosi di Puteolana e Portici di domenica
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POZZUOLI – La rissa dopo la partita, il colpo alla testa, la corsa in ospedale. E ora otto arresti. Ma mentre le indagini fanno luce sui presunti responsabili della brutale aggressione, Mario Spedaliere, 34 anni, continua a lottare tra la vita e la morte. Il tifoso del Portici è ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Santa Maria delle Grazie, dove i medici lo tengono sotto stretta osservazione dopo un delicato intervento neurochirurgico. Una vicenda che ha scosso le comunità di Portici e Pozzuoli e riacceso i riflettori sulla violenza che, troppo spesso, finisce per trasformare una partita di calcio in un regolamento di conti. La svolta investigativa è arrivata con l’operazione congiunta di carabinieri e polizia, che ha portato all’arresto di otto persone: cinque maggiorenni e tre minorenni.

I provvedimenti sono stati eseguiti dai militari della compagnia di Pozzuoli e dagli agenti del commissariato locale, insieme alla Digos della questura di Napoli. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di rissa aggravata; al 19enne Emanuele Alfano viene contestato anche il reato di lesioni gravissime per aver colpito Spedaliere con una mazza di legno. Il giovane, residente a Pozzuoli e indicato come ultras della Puteolana, avrebbe ammesso le proprie responsabilità, ricostruendo alcuni passaggi dell’aggressione e accompagnando gli investigatori nel luogo in cui aveva nascosto il bastone dopo i fatti. L’arma è stata recuperata e sequestrata. Decisivi, per arrivare alla sua identificazione, sarebbero stati i racconti dei tifosi del Portici presenti durante i momenti concitati e le immagini dei sistemi di videosorveglianza acquisite dagli inquirenti. Alfano è fratello di Gennaro, collaboratore di giustizia. È anche l’unico degli otto arrestati a non essere stato trasferito in carcere: secondo quanto emerso, una patologia di cui soffre lo renderebbe al momento incompatibile con la detenzione in istituto penitenziario. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Una circostanza che ha alimentato la preoccupazione e l’amarezza della famiglia della vittima, già travolta dall’angoscia per le condizioni del proprio congiunto.

Tra gli arrestati figura anche un tifoso del Portici, amico di Spedaliere. Gli altri provvedimenti hanno riguardato Emanuele Barretta, 19 anni, Giovanni Jonathan Pastore, 18, un altro 19enne, Gennaro Pio Volpe, ed Eduardo Marino, 38 anni, oltre a tre minorenni. Per i ragazzi più giovani è stata applicata la flagranza differita, modalità che consente di procedere all’arresto sulla base degli elementi raccolti subito dopo il fatto, compresi i filmati, nei casi previsti dalla legge. Si tratta dei primi arresti di minorenni eseguiti con questa modalità dopo le novità introdotte dal decreto sicurezza del 23 ottobre. Ma mentre l’inchiesta compie i primi passi, l’attenzione resta soprattutto in ospedale, dove la situazione di Mario continua a essere estremamente delicata.

Il bollettino sanitario ha descritto condizioni gravissime, seppure stabili, dopo il trauma cranico e l’intervento neurochirurgico eseguito d’urgenza dall’équipe guidata da Raffaele De Falco. Il 34enne è mantenuto in sedazione profonda e seguito dal team di rianimazione dedicato alla neurochirurgia. Le lesioni vengono monitorate attraverso controlli periodici, comprese le Tac, per verificare l’evoluzione del quadro clinico. Nel pomeriggio, alla famiglia sarebbe stato comunicato un minimo miglioramento, da valutare però con estrema cautela. I medici attendono che le condizioni restino stabili prima di considerare una riduzione della sedazione e verificare la risposta neurologica del paziente. Un passaggio delicato, che non equivale a un risveglio imminente e che dipenderà dall’andamento delle prossime ore.

Fuori dall’ospedale, intanto, la famiglia chiede giustizia. “Le condizioni di Mario restano gravissime”, ha ribadito il padre Massimo, spiegando che dagli accertamenti sono emersi tre ematomi alla testa che devono essere riassorbiti. Il suo pensiero è rivolto al figlio, ma anche alla necessità che quanto accaduto non venga dimenticato. “Se questi me li ritrovo in strada un’altra volta, siamo punto e a capo”, ha dichiarato dopo gli arresti, chiedendo pene severe. “Voglio giustizia”, è il suo appello.

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