NAPOLI – Truffe ‘in trasferta’. Eseguita una ordinanza di custodia cautelare per dieci persone, accusate di associazione finalizzata alle truffe. Cinque condotte in carcere e cinque ai domiciliari. Abitano nei quartieri Secondigliano e Decumani. Sono stati fermati dai carabinieri di Tivoli dopo una indagine cominciata nel 2023 per una truffa. L’inchiesta si basa principalmente sulle intercettazioni telefoniche.
Misura cautelare in carcere per Samuel Fulvio Di Natale, 25 anni, Raffaele Di Natale, 56 anni, Gennaro Francescone, 35 anni, Antonio Francescone, 36 anni e Gabriele Francescone, 58 anni. Ai domiciliari Alfredo Viscardi, 51 anni, Ciro Cangiano, 31 anni, Gaetano Esposito, 55 anni, Ciro Libraro, 26 anni e Giovanna Porcini, 52 anni. La base operativa era nel centro di Napoli. Cangiano è difeso dall’avvocato Luigi Ferro del foro di Napoli. Antonio Francescone è difeso dall’avvocato Giovanni Abet. Ciro Libraro è difeso da Leopoldo Perone.
Oggi via agli interrogatori di garanzia, che si svolgeranno davanti al gip a Napoli, per rogatoria. Andiamo con ordine. La ricostruzione degli investigatori è da brivido: una presunta holding con base nel cuore di Napoli, ma capace di colpire le fasce più deboli su tutto il territorio nazionale. La complessa indagine è stata coordinata dalla Procura di Tivoli.
L’inchiesta ha permesso di fare luce su un sistema metodico e spregiudicato, secondo le forze dell’ordine. Le truffe contestate: 116 colpi messi a segno tra febbraio 2022 e marzo 2023. Il valore del bottino: oltre 500.000 euro sottratti, tra denaro contante e oggetti preziosi. Al momento del blitz durante la perquisizione sono stati sequestrati telefoni cellulari, elenchi telefonici e appunti; alcuni di questi erano parzialmente bruciati forse nel tentativo di distruggere le prove prima dell’irruzione.
L’attività investigativa è nata nel giugno 2022 a Guidonia Montecelio (Roma), a seguito dell’arresto di una 27enne e di un 59enne. L’analisi tecnica dei loro telefoni e delle SIM card, effettuata dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Tivoli, ha fatto da volano per scoprire il gruppo partenopeo. Il gruppo godeva di una struttura piramidale ben definita, basata su compiti precisi e su un controllo interno ferreo, spiegano i carabinieri di Tivoli.
I vertici gestivano da remoto la “centrale telefonica” da Napoli, selezionavano le vittime e coordinavano i movimenti della manovalanza, fornendo loro auto e schede telefoniche. I “corrieri” venivano inviati direttamente a casa degli anziani per riscuotere il bottino.















