Una storia di talento, scommesse e crescita lunga nove anni. È il racconto di Kimi Antonelli, il pilota che Mercedes ha coltivato fin da quando era un undicenne prodigio sui kart, per poi portarlo a diciotto anni in Formula 1 sul sedile lasciato da Lewis Hamilton.
Il team principal Toto Wolff ha espresso tutto il suo orgoglio dopo la recente vittoria del pilota italiano ad Austin, un successo che lo ha proiettato verso la conquista del suo primo titolo mondiale in Messico.
Wolff ha definito quella in Texas come la migliore gara di Antonelli in Formula 1. “Partire con una mescola inferiore e riuscire a gestire la corsa in quel modo è stato incredibile. È stata la performance di un campione che non è ancora campione, ma che è già eccezionale”, ha commentato il manager austriaco, sottolineando come Kimi abbia sovraperformato rispetto ai limiti della vettura.
La vittoria è arrivata al termine di un percorso di maturazione. Wolff si è detto soddisfatto della maggiore attenzione del pilota, che ha ridotto drasticamente le penalità per superamento dei limiti della pista dopo un richiamo a Singapore.
“Ha fatto un grande passo avanti a livello di mentalità. Prima della gara di Austin mi ha detto che voleva solo godersela, senza pensare al campionato. È l’atteggiamento giusto”, ha rivelato Wolff, ricordando l’importanza di non dimenticare la passione per il lavoro più bello del mondo.
Il team principal ha poi ricordato l’impegno che ha portato Antonelli al vertice. “La gente vede il talento, ma questo è il risultato di anni di sviluppo e sacrifici. Abbiamo speso dieci o più milioni di euro per la sua carriera, le sue capacità e il suo carattere”, ha spiegato, riconoscendo il ruolo del programma giovanile Mercedes e l’enorme lavoro dei genitori del pilota.
Il percorso non è stato privo di ostacoli. Wolff ha ricordato le difficoltà della passata stagione, quando Antonelli non è andato a punti per nove gare consecutive.
“Molte persone, anche di altre scuderie, dicevano che non meritava di essere in Formula 1. Per lui non è stato facile, a Spa ha pianto dopo una gara difficile. Vederlo ora guidare così, vedere cosa è in grado di fare, è la nostra vera vittoria”, ha confessato Wolff.
Il manager austriaco ha anche parlato del momento difficile di George Russell, ottavo ad Austin. “George è un campione, non abbiamo dubbi su di lui. Quando la macchina non rientra nella finestra operativa ideale, forse soffre più di Kimi. È un problema nostro e dobbiamo risolverlo come team, perché non è più lento di Kimi”.
L’affermazione di Antonelli rappresenta quindi il culmine di un progetto a lungo termine. Una scommessa vinta contro lo scetticismo, costruita su investimenti significativi e sulla fiducia in un talento che, secondo Wolff, ricorda quello di Niki Lauda e che ora è pronto a raccogliere il suo primo alloro mondiale.





