Alexander Zverev ha risposto alle polemiche nate attorno alla sua abitudine di far rimbalzare la palla molte volte prima del servizio. A margine del Masters 1000 di Shanghai, il tennista tedesco ha voluto fare chiarezza dopo le critiche ricevute da alcuni colleghi, sottolineando la sua volontà di correggere questo comportamento.
La questione è emersa con forza durante gli US Open, dove è stato calcolato che Zverev ha effettuato circa dodicimila palleggi in cinque incontri. Questa statistica ha alimentato un dibattito nel circuito, con avversari come Karen Khachanov che, dopo la semifinale persa a Flushing Meadows, ha lamentato i lunghi tempi presi dal tedesco. “Si prende troppo tempo, la fa rimbalzare anche dodici volte”, ha dichiarato il russo, evidenziando come tra la prima e la seconda di servizio non esista un cronometro, eliminando così il rischio di una penalità per violazione di tempo.
Anche Alex De Minaur, nei giorni scorsi in Cina, ha sollevato il problema in termini più generali, proponendo un cronometro tra i due servizi e riferendosi implicitamente a Zverev. “Alcuni giocatori impiegano troppo tempo per servire”, ha affermato l’australiano, mettendo ulteriore pressione sul tennista di Amburgo.
Di fronte a queste accuse, Zverev ha offerto la sua versione. “Onestamente, non so perché ho iniziato, ma sono consapevole del problema e sto cercando di correggerlo”, ha spiegato. Ha ammesso che l’abitudine è nata durante gli US Open e che non se ne era reso conto inizialmente, avendo scelto di non usare i social media. “Me ne sono accorto solo dopo. Credo che a New York stessi raggiungendo un punto di eccesso, ma ora lo faccio meno”.
Il giocatore ha negato di contare i rimbalzi, affermando di servire quando sente che è il momento giusto. Ha poi ribadito un principio per lui fondamentale: la lealtà sportiva. “Ci sono aspetti che riguardano la correttezza del gioco. Se faccio qualcosa che i miei avversari percepiscono come una distrazione, non voglio farlo”, ha concluso Zverev. “Voglio vincere grazie al tennis, questo è quello che faccio”.







