Mafia Capitale di nome e di fatto. Condannati Carminati e Buzzi: per i giudici d’Appello il loro gruppo criminale aveva le stesse logiche di cosa nostra e ‘ndrangheta

Carminati, ex Nar, ha incassato 14 anni e 6 mesi. Diciotto anni di reclusione per il re delle coop rosse

422
Pubblicato il

ROMA – Era mafiosa: l’associazione guidata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi aveva le stesse logiche e dinamiche di cosa nostra, ‘ndrangheta e clan dei Casalesi. A decretarlo sono stati i giudici d’Appello. In primo grado, invece, il tribunale non aveva ritenuto provata l’aggravante mafiosa contestata al gruppo criminale.

Oggi la Corte ha ribaltato la sentenza. Carminati, ex Nar, è stato condannato a 14 anni e mezzo. Buzzi, re delle coop rosse, ha incassato 18 anni e 4 mesi di reclusione. Pene più leggere per i due rispetto a quelle decise in primo grado (precedentemente erano 20 anni per Carminati e 19 anni per Buzzi).

Mafia di nome di fatto

Mafia Capitale è stato il nome dato all’inchiesta che fece tremare alcuni politici del comune capitolino e numerosi imprenditori. Quei termini, almeno per la Corte d’Appello, non rappresentano più una semplice dicitura. Non è più una forma vuota: hanno una sostanza. C’era Mafia nella compagine guidata dall’ex terrorista nero e dal businessman romano.

Il commento del procuratore aggiunto Cascini

“Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’Appello – ha dichiarato Giuseppe Cascini, procuratore aggiunto – ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”.

Secondo i giudici di primo grado l’indagine Mafia Capitale avrebbe attestato la presenza di due gruppi criminali: il primo dedito a commettere usure ed estorsioni, il secondo finalizzato a corrompere per veicolare appalti pubblici, con l’obiettivo di far assegnare lavori e servizi alle coop gestite da Buzzi. Stando al verdetto d’Appello quelle presunte strutture  delinquenziali erano diverse. Erano mafiose.

Articolo precedenteMotomondiale, Pernat: “Per Fenati ci vorrebbe un anno di servizi sociali”
Articolo successivoPotenza, emesse 22 ordinanze cautelari per associazione a delinquere
Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome