I NOMI. Riciclaggio internazionale: 7 arresti. Rete svelata tra il clan Ascione-Papale e la ’ndrina Morabito

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Carabinieri Papale

ERCOLANO – È partendo da un movimento finanziario anomalo che gli investigatori hanno ricostruito una complessa rete di riciclaggio che collegava la Campania alla Calabria, passando per Svizzera, Belgio e Francia. Un sistema che, secondo l’accusa, metteva in comunicazione il clan Ascione-Papale di Ercolano e la ’ndrina Morabito di Africo con un obiettivo preciso: ripulire i profitti milionari del traffico di cocaina investendoli in immobili di pregio, auto di lusso e criptovalute.

L’operazione internazionale è scattata nelle scorse ore ed è culminata in arresti e perquisizioni eseguiti tra Italia, Francia, Belgio e Svizzera. Contestualmente sono stati sequestrati immobili in Costa Azzurra, veicoli di alta gamma e società ritenute schermo per operazioni illecite, per un valore complessivo superiore ai cinque milioni di euro.

In manette sono finiti Giacomo Sannino, bloccato a Portici; Francesco Favasuli, arrestato a Cantù; Giuseppe Papale, fermato a Maslianico, al confine con la Svizzera; Mario Papale e Tamara Martinovic, rintracciati a Mougins, nei pressi di Cannes; Zeljko Martinovic e Dorde Martinovic, individuati anch’essi a Cannes.

L’inchiesta ha preso forma dall’analisi di flussi di denaro sospetti. Gli investigatori hanno così portato alla luce un articolato meccanismo basato su società fittizie, fatture per operazioni inesistenti e investimenti mirati in beni di lusso. Il denaro, secondo la ricostruzione accusatoria, proveniva dal traffico di cocaina importata dal Sud America via mare e successivamente distribuita su strada in diversi Paesi europei, anche attraverso auto di lusso dotate di scompartimenti nascosti.

La rete avrebbe potuto contare su ingenti disponibilità finanziarie, sia in contanti sia in valuta digitale, e su una struttura imprenditoriale estesa in più Stati. Una svolta nelle indagini sarebbe arrivata alla fine del 2025, quando un ingente sequestro di stupefacente operato dalla dogana belga è stato collegato a uno dei soggetti coinvolti, un cittadino montenegrino ritenuto parte attiva del sistema.

Determinante la cooperazione internazionale. Alle attività hanno partecipato i carabinieri italiani, la polizia federale svizzera e la Gendarmeria nazionale francese, con il supporto della polizia giudiziaria federale belga di Anversa, dell’Agenzia bulgara per la sicurezza nazionale, della dogana tedesca e della polizia ecuadoriana. Il coordinamento è stato assicurato da Europol ed Eurojust, le agenzie europee impegnate nella cooperazione di polizia e giudiziaria Un’indagine costruita tassello dopo tassello, seguendo le tracce del denaro fino a delineare una rete che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato i proventi del traffico di droga in patrimoni apparentemente leciti disseminati in mezza Europa.

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