UE, nuova legge per favorire l’industria verde

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Industria verde
Industria verde

La Commissione Europea ha presentato una proposta legislativa, l’Industrial Accelerator Act, per rafforzare la capacità manifatturiera del continente e ridurre la dipendenza strategica dalla Cina. L’obiettivo è portare la quota della manifattura sul PIL dell’Unione Europea dall’attuale 14,3% al 20% entro il 2035, incentivando la domanda di beni a basse emissioni di carbonio realizzati in Europa.

Il meccanismo principale della norma si basa sull’introduzione di requisiti “Made in EU” e/o a basso impatto ambientale per gli appalti pubblici e per i progetti che ricevono finanziamenti pubblici. Questi criteri si applicheranno a settori strategici selezionati.

Nel dettaglio, per i pannelli solari si richiederà che inverter e celle siano prodotti in Europa entro tre anni. Per i veicoli elettrici acquistati con fondi pubblici, l’assemblaggio dovrà avvenire nell’Unione e il 70% dei componenti (batteria esclusa) dovrà essere di origine europea. Per l’alluminio e l’acciaio acquistati tramite appalti pubblici, si richiederà una quota minima del 25% a basse emissioni di carbonio, con un requisito di produzione europea solo per l’alluminio. Per cemento e malte la quota sarà del 5%.

La definizione di “Made in Europe” ha richiesto mesi di negoziati. Saranno considerati europei i prodotti provenienti dai 27 Stati membri, da Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Potranno rientrare anche i beni da Paesi partner che hanno accordi di libero scambio con l’UE o che sono firmatari dell’Accordo sugli appalti pubblici dell’OMC.

La proposta introduce anche condizioni per gli investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro in settori strategici. Tali investimenti dovranno creare posti di lavoro di qualità, promuovere l’innovazione e garantire che almeno il 50% della forza lavoro sia europea, per assicurare un reale valore aggiunto per il mercato unico.

L’energia eolica è stata identificata come tecnologia critica per la sicurezza energetica. Le aste future premieranno progetti che, oltre a essere competitivi, contribuiscano a interessi sociali e applichino un criterio di pre-qualificazione sulla sicurezza informatica, un passo fondamentale per la resilienza del sistema energetico.

Nonostante le buone intenzioni, la proposta ha ricevuto diverse critiche. Molte associazioni e ONG la ritengono poco chiara e con requisiti non abbastanza ambiziosi. Ad esempio, la quota del 25% di acciaio a basse emissioni rischia di confermare lo status quo, dato che quasi il 45% della produzione UE proviene già da forni elettrici meno inquinanti, senza spingere una vera decarbonizzazione.

Secondo gli esperti, la norma rappresenta una “carota” per l’industria, ma manca del “bastone”. Senza un prezzo del carbonio forte e prevedibile e senza scadenze vincolanti per l’abbandono dei combustibili fossili, la trasformazione non potrà avvenire. Un’altra preoccupazione riguarda le “Aree di accelerazione industriale”, che potrebbero portare a deroghe generalizzate e a valutazioni ambientali affrettate.

La proposta dovrà ora essere discussa e approvata dal Parlamento Europeo e dagli Stati membri, che potrebbero chiedere modifiche significative. Resta inoltre in sospeso l’introduzione di un’etichetta per l’acciaio verde, che la Commissione svilupperà in un secondo momento nel quadro della normativa Ecodesign.

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