Parco del Delta del Po: il valore del lavoro invisibile

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Valore ecosistemico
Valore ecosistemico

Chi depura le nostre acque? Chi protegge le coste dall’erosione e garantisce l’impollinazione dei nostri raccolti? La risposta è semplice: la natura. Un lavoro incessante, fondamentale per la nostra sopravvivenza ed economia, che però non compare in alcun bilancio. È il capitale naturale, un patrimonio che abbiamo dato per scontato.

Un recente studio condotto nell’area del Parco del Delta del Po ha quantificato per la prima volta il valore di questi “servizi ecosistemici”. I risultati hanno confermato ciò che la comunità scientifica sostiene da tempo: il contributo della natura è immenso, e continuare a ignorarlo è una strategia insostenibile.

La ricerca ha stimato che le attività svolte gratuitamente dall’ecosistema del delta, come la fissazione del carbonio da parte delle foreste planiziali, la purificazione idrica operata dalle zone umide e la protezione idrogeologica, generano un beneficio annuo calcolato in oltre 3 miliardi di euro per la regione. Un apporto che supera quello di interi settori industriali.

Se gli habitat del Parco del Delta del Po costituissero un’azienda, questa sarebbe una delle più grandi e strategiche d’Italia. Eppure, questo “fatturato” non viene contabilizzato, lasciando che le decisioni politiche ed economiche procedano come se questo immenso valore non esistesse. Già in passato diversi economisti hanno lanciato un appello per unire le forze in questa battaglia a favore del riconoscimento di un’attività oggi del tutto sommersa.

L’Italia, con la sua straordinaria ricchezza biologica, appare particolarmente lenta nel recepire questo concetto. Raramente si discute di “capitale naturale” nel dibattito pubblico, e gli investimenti in conservazione sono spesso visti come un costo, non come un investimento per preservare un asset produttivo fondamentale.

Una soluzione risiede nell’educazione, prendendo esempio da diversi paesi del Nord Europa. Introdurre già nelle scuole programmi di educazione ambientale che spieghino concretamente il fondamento economico dei servizi ecosistemici è un passo cruciale per formare cittadini e futuri amministratori più consapevoli. Insegnare il ruolo di un’area umida o di una foresta è un primo passo per creare una società che non dia più per scontato il lavoro della natura.

Il primo modo per riconoscere fino in fondo il lavoro della natura è fornire agli ecosistemi gli strumenti per prosperare: aree protette più estese e meglio gestite, fine del consumo di suolo, incentivi fiscali per le aziende che investono in sostenibilità e ripristino ambientale. Questi interventi devono aumentare, e le risorse possono essere trovate reindirizzando i sussidi dannosi per l’ambiente, come giusta ricompensa indiretta per il lavoro svolto dalla natura.

Nell’oceano della falsa sostenibilità, tutti affermano che “l’ambiente è il nostro futuro”. Tuttavia, la tutela della biodiversità, uno degli obiettivi chiave dell’Agenda ONU 2030, resterà di fatto irraggiungibile se non si cambierà paradigma. Senza un riconoscimento economico concreto del capitale naturale, la parità tra sviluppo umano e salute del pianeta sarà possibile solo quando i danni saranno ormai irreversibili.

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