Rifiuti da bibite in Italia: il 67% da soli 10 marchi

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Deposito cauzionale
Deposito cauzionale

Dieci famosi marchi di bibite sono risultati responsabili del 67% di tutti i contenitori per bevande abbandonati in strade, parchi e aree pubbliche in Italia. Questa scoperta ha messo in luce il ruolo preponderante di un ristretto numero di aziende nell’inquinamento da dispersione.

La classifica dei produttori i cui imballaggi sono stati più frequentemente ritrovati nell’ambiente include, tra gli altri, Coca-Cola, San Benedetto, Estathé, Red Bull, Heineken, Moretti, Tennents, Beck’s, Sant’Anna e Monster. L’analisi ha rivelato che il problema non riguarda solo un materiale specifico.

Dei contenitori rinvenuti, infatti, il 42,2% è risultato essere in plastica, il 28,3% in alluminio e il 25% in vetro. Questi dati mostrano come l’intero settore del beverage monodose contribuisca in modo significativo al degrado del territorio nazionale.

L’indagine è stata condotta nell’ambito della campagna “A Buon Rendere – Molto più di un vuoto”. Si tratta di un’iniziativa di sensibilizzazione e pressione politica che mira a contrastare l’abbandono di bottiglie e lattine e a promuovere l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale obbligatorio, noto a livello internazionale come Deposit Return System (DRS).

Il progetto è promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi e ha ricevuto il sostegno di importanti organizzazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori, tra cui Greenpeace Italia, WWF Italia, Legambiente, Altroconsumo e Zero Waste Italy.

Il problema in Italia ha raggiunto dimensioni allarmanti. Secondo le stime, ogni anno vengono dispersi o non correttamente riciclati tra i 7 e gli 8 miliardi di contenitori per bevande monouso. Questo rappresenta un enorme spreco di risorse e una fonte costante di inquinamento.

L’introduzione di un deposito cauzionale potrebbe risolvere gran parte del problema, come già dimostrato in 17 Paesi dell’Unione Europea dove il sistema è attivo con successo. Il meccanismo proposto è semplice: al momento dell’acquisto di una bevanda, il consumatore paga una piccola somma aggiuntiva come cauzione.

Questa somma viene interamente rimborsata quando il contenitore vuoto viene restituito presso un punto di raccolta automatizzato o manuale. In questo modo, la bottiglia o la lattina non diventa più un rifiuto da smaltire ma una risorsa preziosa da reintrodurre nel ciclo produttivo, garantendo tassi di riciclo vicini al 100%.

Nonostante l’efficacia dimostrata, i produttori di bevande hanno espresso la loro netta opposizione all’introduzione del DRS. Le loro principali preoccupazioni riguardano gli oneri economici che un simile cambiamento comporterebbe.

Tra le motivazioni addotte figurano gli elevati investimenti iniziali per l’acquisto di macchinari per il ritiro dei vuoti, l’adeguamento della logistica e lo sviluppo di sistemi informatici di gestione. Si aggiungono i costi operativi continui per la raccolta, il trasporto e la gestione degli imballaggi restituiti.

Infine, le aziende del settore temono che anche un piccolo e temporaneo aumento del prezzo al pubblico, dovuto alla cauzione, possa disincentivare gli acquisti e determinare un calo complessivo delle vendite, nonostante l’importo sia completamente rimborsabile.

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