L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha inviato le sue osservazioni critiche sullo schema di decreto legislativo predisposto dal Governo italiano. Il testo, pensato per recepire il nuovo regolamento europeo sul Ripristino della Natura, è stato giudicato troppo generico, privo di strumenti operativi e, soprattutto, senza adeguate risorse finanziarie per la sua attuazione.
Il regolamento europeo, noto come Nature Restoration Law, è un pilastro della Strategia UE per la biodiversità 2030. Esso impone agli stati membri di ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi degradati entro il 2030, con l’obiettivo di raggiungere il recupero completo entro il 2050, in sinergia con la lotta alla crisi climatica.
Secondo Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica dell’Enpa, il recepimento di questa normativa rappresenta un impegno di straordinaria importanza per l’Italia, poiché tocca direttamente l’articolo 9 della Costituzione sulla tutela dell’ambiente. Per questo, il decreto di attuazione dovrebbe essere chiaro, articolato e dotato di strumenti concreti.
L’associazione ha evidenziato come il testo governativo non definisca criteri di intervento, priorità territoriali né modalità di coordinamento tra i diversi attori. Mancano inoltre riferimenti alla tutela della biodiversità e al coinvolgimento della società civile nella stesura del Piano nazionale di ripristino, rendendo la normativa europea a rischio di rimanere inapplicata.
Tra le proposte avanzate dall’Enpa, figura il rafforzamento dell’articolo 3 del decreto, relativo al Piano nazionale. L’ente ha chiesto di individuare con chiarezza le aree prioritarie di intervento, partendo dai siti della rete Natura 2000 e dai territori con maggiore capacità di assorbimento del carbonio. Il piano dovrebbe inoltre includere la riduzione del consumo di suolo e misure per il recupero degli impollinatori.
Un altro punto debole individuato riguarda la composizione del Tavolo interministeriale di coordinamento. Secondo l’Enpa, questo organismo dovrebbe essere allargato per includere anche le Regioni, i gestori dei parchi e delle aree protette, assicurando così un reale coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.
La criticità più grave, tuttavia, risiede nell’articolo 6, che introduce una clausola di invarianza finanziaria, escludendo di fatto nuovi stanziamenti per le misure di ripristino. L’Enpa ha sottolineato come sia impossibile raggiungere obiettivi così ambiziosi senza fondi dedicati.
Per superare questo ostacolo, l’associazione ha proposto di ridurre progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi, come quelli destinati agli allevamenti intensivi, e di riallocare tali risorse al ripristino degli ecosistemi. Ha inoltre suggerito di introdurre incentivi fiscali per incoraggiare il contributo finanziario dei privati e un articolo specifico per garantire la consultazione pubblica e la partecipazione dei cittadini.



















