Reggiolo: un canale inquinato rinasce con le piante

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Bonifica naturale
Bonifica naturale

L’unione fa la forza, un principio che a Reggiolo, borgo di poco più di 9mila abitanti in provincia di Reggio Emilia, hanno applicato alla lettera per salvare il loro territorio.

Qui tutti conoscono la storia del comitato “Acque Pulite”, guidato da Enrico Mausoli, un cittadino che per anni ha lottato per la salute ambientale della sua comunità. La storia di questa battaglia ambientale è iniziata quindici anni fa, quando analisi approfondite hanno rivelato uno stato di grave inquinamento del Canale Lorgana, un corso d’acqua che attraversa la campagna locale, vitale per il piccolo ecosistema circostante.

La diagnosi è stata un colpo per la comunità: la presenza di metalli pesanti e residui di pesticidi minacciava la biodiversità e la salubrità delle falde acquifere. “È stato come ricevere una diagnosi di una malattia cronica per la nostra terra”, ha raccontato Mausoli. “Inizialmente lo sconforto era grande, ma poi è prevalsa la volontà di agire”.

Proprio come in una grande famiglia, la comunità si è stretta attorno a un obiettivo comune. Sei diverse associazioni locali, dal gruppo di agricoltori biologici ai volontari della protezione civile, hanno unito le forze, creando un fronte compatto. “La forza di questo movimento è stata la condivisione e la solidarietà, ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze”, ha spiegato Mausoli.

Dopo anni di pressioni sulle amministrazioni e di ricerca di soluzioni sostenibili, la svolta è arrivata grazie a un progetto pilota di fitodepurazione. Si tratta di una tecnica innovativa che utilizza piante specifiche, come la cannuccia di palude e il giunco, per assorbire e degradare gli inquinanti presenti nell’acqua in modo completamente naturale. La tecnologia è stata perfezionata grazie alla collaborazione con un istituto di ricerca austriaco, un “aiuto quasi miracoloso”, come lo ha definito il comitato.

Recentemente è stato celebrato il completamento della prima fase del progetto: lungo un tratto significativo del canale sono state create delle piccole zone umide artificiali dove queste piante speciali stanno già lavorando. I primi risultati sono straordinari: i livelli di contaminanti si sono ridotti drasticamente, e lungo le sponde hanno iniziato a ricomparire specie di uccelli e insetti che non si vedevano da tempo.

Il percorso per la bonifica totale è ancora lungo, ma questa vittoria ha dimostrato che anche le piccole comunità possono realizzare grandi cambiamenti. “Questa esperienza ci ha resi ancora più uniti e consapevoli”, ha concluso Mausoli. “È una lezione per tutti: non possiamo arrenderci al degrado ambientale. La nostra speranza è che questo modello possa essere replicato altrove”.

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