Fabio ucciso a 20 anni. La cugina della vittima: “Un bravo ragazzo, lavorava di notte per costruirsi un futuro”

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Carabinieri ai Quartieri Spagnoli
Carabinieri ai Quartieri Spagnoli

NAPOLI – La famiglia di Fabio Ascione, il 20enne ucciso a colpi di arma da fuoco all’alba di ieri in via Carlo Miranda a Ponticelli, sostiene con forza l’estraneità della vittima a dinamiche camorristiche. “Mio cugino lavorava al bingo, soprattutto di notte. Un ragazzo di 20 anni che lavora di notte non vive, e fare questa fine per nulla io lo trovo assolutamente ingiusto”, racconta Martina, cugina della vittima, con la voce segnata dal dolore e dalla rabbia.

Le sue parole dipingono un giovane lontano da contesti criminali, impegnato a costruirsi un’esistenza ordinaria e tranquilla. Martina descrive Fabio come un ragazzo dedito al lavoro e alle piccole routine quotidiane: “Era un bravissimo ragazzo e non c’entrava nulla. Per chi sceglie una certa via sono fatti suoi ma se io non mi scelgo questa vita non è giusto che debba morire in questo modo. E so che ci saranno molti commenti, ma voglio precisare che mio cugino era un bravo ragazzo, solo questo”.

La testimonianza dei familiari mette in luce un quadro molto lontano dagli stereotipi legati alla criminalità: Fabio, secondo chi lo conosceva, non aveva una vita sociale particolarmente vasta, né frequentava ambienti pericolosi. “Non aveva chissà quanti amici, la sua routine era uscire da lavoro, passare per il bar, mangiare qualcosa e tornare a casa a giocare con la PlayStation. Se usciva quando finiva di lavorare era solo per prendere un caffè o mangiare una pizza”, aggiunge Martina, sottolineando la normalità di una vita che si è interrotta troppo presto.

Martina, e tutta la famiglia, chiedono giustizia, ma soprattutto vogliono che venga riconosciuta la verità: Fabio non era coinvolto in attività illecite. Era solo un ragazzo di 20 anni, con una vita semplice e routine serali che, purtroppo, non gli hanno salvato la vita. In un quartiere dove la cronaca spesso dipinge un quadro di violenza inevitabile, il caso di Fabio Ascione ricorda che, dietro ogni notizia di sangue, ci sono storie personali e familiari che meritano rispetto e verità.

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