NAPOLI – Un pretesto banale, quasi surreale, per nascondere il baratro senza fondo della tossicodipendenza. Un “vestito” per andare a lavoro: questa l’ultima, disperata richiesta di un 48enne di Pianura alla sua ex moglie, una donna la cui vita è stata svuotata, pezzo dopo pezzo, dalla dipendenza dell’uomo che un tempo amava. Ma dietro quella richiesta non c’era la speranza di una rinascita, solo l’ennesimo tentativo di ottenere qualcosa da rivendere per comprare la dose successiva. Il rifiuto della donna, sfinita da anni di abusi, minacce e furti, ha scatenato una furia cieca, culminata in una brutale aggressione. L’epilogo di una spirale di violenza andato in scena ieri sera, 9 aprile, nel quartiere della periferia ovest di Napoli.
La vittima, appena uscita di casa, era nella sua auto. L’ex marito, un’ombra ormai familiare nel suo incubo quotidiano, l’ha braccata. Si è avvicinato al finestrino, il volto segnato dall’astinenza, e ha avanzato la sua pretesa. Ma la donna ha detto basta. Basta ai soldi spariti, basta ai gioielli di famiglia rubati e rivenduti per pochi euro, basta a una vita vissuta sul filo del terrore. Quel “no”, pronunciato con la forza della disperazione, è stato la scintilla.
Il 48enne, accecato dalla rabbia, ha afferrato il primo oggetto a portata di mano: una cassa bluetooth portatile. Con quella, ha iniziato a colpire ripetutamente la carrozzeria e i vetri dell’auto, come a voler sfogare la sua frustrazione sulla prigione di lamiera che proteggeva la donna. Poi, non contento, ha spalancato lo sportello e, usando la stessa cassa audio come un’arma impropria, l’ha colpita con violenza al volto, più e più volte.
Le urla della donna hanno richiamato l’attenzione del figlio, che si trovava poco distante. Senza esitazione, il giovane è corso in soccorso della madre, riuscendo con coraggio ad allontanare il padre e a metterlo in fuga, ponendo fine all’aggressione. Immediatamente è scattata la chiamata al 112. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Rione Traiano che, raccolta la testimonianza della vittima e del figlio, hanno avviato le ricerche dell’aggressore.
Non è andato lontano. I militari lo hanno individuato e bloccato poco dopo, non distante dalla loro stessa caserma. Durante la perquisizione, l’inquietante scoperta: addosso, l’uomo nascondeva un arsenale di attrezzi che poco si concilia con una passeggiata serale. Un piccone, una sega e due pinze. Strumenti che sollevano interrogativi angoscianti su quali fossero le sue reali intenzioni dopo l’aggressione.
Ammanettato, il 48enne è stato tradotto in carcere, dove si trova ora in attesa di giudizio. Dovrà rispondere delle pesanti accuse che gravano su di lui. La sua ex moglie, trasportata in ospedale, se la caverà con una prognosi di 30 giorni per i traumi e le contusioni riportate al volto. Ferite fisiche che guariranno, a differenza di quelle, profonde e invisibili, lasciate da una storia d’amore divorata dallo spettro della droga.


















