Bomba ecologica a Portico di Caserta, officina trasformata in discarica: in manette 56enne

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

PORTICO DI CASERTA – Un’officina meccanica trasformata in una vera e propria bomba ecologica a cielo aperto. Un piazzale di 700 metri quadrati, autorizzato solo per la sosta delle auto, era diventato una discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi, con veleni che finivano direttamente nella fognatura pubblica. È lo scenario allarmante scoperto dai Carabinieri del Nucleo Forestale che, nella giornata di lunedì 8 aprile, hanno fatto scattare un blitz culminato con l’arresto del titolare dell’attività, un 56enne originario di Marcianise. Le accuse a suo carico sono pesantissime: gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi, miscelazione non autorizzata e smaltimento illecito di reflui.

L’operazione dei militari dell’Arma è scattata a seguito di un’attività di controllo mirata al contrasto dei reati ambientali, una piaga che affligge da tempo il territorio casertano. Giunti presso l’officina, situata a Portico di Caserta, i Carabinieri hanno colto l’uomo letteralmente con le mani nel sacco. Il 56enne, ancora in abiti da lavoro, è stato sorpreso mentre depositava parti di automobili appena lavorate accanto a un cumulo preesistente di rifiuti pericolosi, composto principalmente da imballaggi contaminati da sostanze nocive. Un gesto che ha immediatamente confermato i sospetti degli investigatori, dando il via a un’ispezione approfondita dell’intera area esterna di pertinenza dell’attività.

Quello che si è palesato agli occhi dei militari è stato un quadro di degrado e illegalità diffusa. Il piazzale era un mosaico disordinato e pericoloso di rifiuti di ogni genere, abbandonati senza alcun criterio né protezione. Sul suolo giacevano tubi al neon esausti, contenenti mercurio, accanto a sacchi neri ricolmi di materiali filtranti contaminati da oli e idrocarburi. Poco più in là, erano accatastati componenti di autovetture danneggiate, tra cui parabrezza in frantumi, parti in metallo arrugginito e plastiche di vario tipo. In altri due punti del piazzale, vicino a un’area teoricamente adibita a deposito, sono stati rinvenuti ulteriori cumuli di imballaggi intrisi di olio esausto e altre sostanze chimiche. A completare la scena, un intero motore di automobile, con le parti meccaniche ancora imbrattate di lubrificanti, poggiava direttamente sulla pavimentazione in cemento, pronto a rilasciare liquidi inquinanti alla prima pioggia.

Secondo quanto accertato, nessuno di questi rifiuti era gestito secondo le normative vigenti. Mancava totalmente l’idonea cartellonistica per segnalare la pericolosità dei materiali e non vi era alcuna suddivisione per categorie omogenee, pratica obbligatoria per legge. Messo alle strette, il titolare non è stato in grado di esibire alcuna documentazione relativa alla tracciabilità e alla gestione dei rifiuti: né il registro di carico e scarico, né i formulari di identificazione (FIR) che accompagnano il trasporto verso impianti di smaltimento autorizzati, né tantomeno la prova di iscrizione al RENTRI (Registro Elettronico Nazionale sulla Tracciabilità dei Rifiuti). Un’assenza totale di documenti che testimonia una gestione illecita sistematica e non occasionale.

Ma le violazioni non finivano qui. Gli accertamenti hanno rivelato anche un grave inquinamento delle acque. Il piazzale, contaminato dal dilavamento dei rifiuti, convogliava le acque reflue meteoriche direttamente nella pubblica fognatura, senza alcun sistema di raccolta, trattamento o depurazione. Un flusso costante di sostanze inquinanti immesso nella rete idrica pubblica. Per questo, nel corso del controllo, è stato richiesto l’intervento del personale tecnico dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), che ha provveduto a effettuare i campionamenti per la caratterizzazione chimica dei rifiuti e dei reflui.

Al termine delle operazioni, i Carabinieri hanno posto sotto sequestro l’intera area esterna di 700 metri quadrati e tutti i rifiuti illecitamente stoccati. Per il 56enne sono scattate le manette. L’uomo è stato posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e dovrà ora rispondere delle gravi accuse che potrebbero costargli, oltre a pesanti sanzioni, anche la reclusione.

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