I pesticidi rappresentano una minaccia per la salute pubblica e la biodiversità, ma una nuova proposta legislativa dell’Unione Europea potrebbe indebolire ulteriormente le norme a tutela dei cittadini e dell’ambiente. L’uso di queste sostanze chimiche nell’agricoltura contamina il cibo che arriva sulle nostre tavole, esponendoci a rischi ancora poco compresi.
Queste sostanze, come erbicidi, fungicidi e insetticidi, sono state progettate per eliminare parassiti e piante infestanti dalle coltivazioni. Tuttavia, la loro azione non è selettiva e finisce per danneggiare interi ecosistemi, inclusi organismi fondamentali come le api e altri insetti impollinatori, responsabili di circa un terzo della nostra produzione alimentare.
La contaminazione è un fatto accertato: analisi recenti hanno rivelato che oltre la metà degli alimenti in commercio contiene residui di pesticidi, con picchi superiori al 70% nella frutta. Il pericolo maggiore non risiede solo nella singola sostanza, ma nel cosiddetto “effetto cocktail” o “multiresiduo”, ovvero l’esposizione simultanea a un mix di agenti chimici i cui effetti combinati sulla salute umana sono in gran parte sconosciuti. Anche se ogni componente rispetta i limiti di legge, l’interazione tra di loro solleva seri interrogativi sulla nostra sicurezza.
Il glifosato è l’erbicida più diffuso al mondo, utilizzato da cinquant’anni in agricoltura e nella manutenzione di aree verdi. Nonostante nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo abbia classificato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”, l’Unione Europea ha rinnovato la sua autorizzazione all’uso per altri dieci anni, fino al 2033.
I rischi non si limitano all’uomo. Studi scientifici hanno dimostrato che il glifosato danneggia il sistema nervoso delle api, compromette la loro capacità di orientamento e riproduzione, e le rende più vulnerabili alle malattie. Un danno enorme per la biodiversità e per l’agricoltura stessa, che dipende dal loro lavoro di impollinazione.
In questo contesto, preoccupa il nuovo pacchetto di leggi “Omnibus” in discussione a Bruxelles. Presentata come una misura di “semplificazione” burocratica, la proposta mira a ridurre la frequenza delle revisioni periodiche sulle sostanze chimiche autorizzate e ad allungare la durata delle loro licenze. Questo approccio favorirebbe le grandi multinazionali del settore, come Bayer e Syngenta, rendendo più difficile ritirare dal mercato composti pericolosi sulla base di nuove evidenze scientifiche.
Invece di rafforzare la protezione della salute pubblica, la nuova normativa rischierebbe di istituzionalizzare un sistema con meno controlli, dove gli aggiornamenti scientifici vengono ignorati a vantaggio degli interessi commerciali. È urgente invertire la rotta, vietando le sostanze più pericolose per l’uomo e per gli ecosistemi e promuovendo attivamente modelli agricoli biologici e sostenibili.


















