Dalla sapienza contadina del Veneto è arrivata fino a noi una preparazione che incarna perfettamente i principi della cucina circolare: “Risi e bisi”. Questo piatto, storicamente offerto al Doge di Venezia il 25 aprile per la festa di San Marco, non è un semplice risotto con piselli, ma una vera e propria lezione di sostenibilità. La sua genialità risiede in un dettaglio fondamentale: l’utilizzo integrale dell’ortaggio, compresi i baccelli, che normalmente finirebbero tra i rifiuti.
Questo approccio dimostra come le pratiche anti-spreco non siano un’invenzione moderna, ma un sapere antico, nato dalla necessità e dal rispetto per le materie prime. In un’epoca in cui lo spreco alimentare rappresenta una delle maggiori sfide ambientali, con tonnellate di cibo gettate ogni anno, riscoprire queste tradizioni è diventato un gesto di grande valore ecologico.
L’idea di trasformare quello che consideriamo uno “scarto” in un ingrediente prezioso è il cuore di questa preparazione. I baccelli dei piselli, ricchi di sapore e nutrienti, vengono cotti e trasformati in una crema vellutata che costituisce la base stessa del piatto. Questo processo non solo conferisce al risotto una consistenza unica e un gusto più intenso, ma raddoppia di fatto la resa di un singolo acquisto, ottimizzando la spesa e riducendo l’impatto ambientale della nostra alimentazione.
Adottare una filosofia “zero waste” in cucina significa guardare a ogni ingrediente con occhi nuovi. Significa chiedersi se la buccia di una patata, le foglie di un cavolfiore o il gambo di un broccolo possano avere una seconda vita. La risposta, come insegna la tradizione veneta, è quasi sempre affermativa.
La realizzazione del piatto ha inizio con la selezione di piselli freschissimi e di stagione. Dopo averli sgranati, i baccelli non vengono gettati ma lavati e messi a bollire in acqua per circa un’ora, fino a quando non diventano teneri. Questa lunga cottura è essenziale per estrarre tutto il loro sapore e ammorbidirne la fibra.
Una volta cotti, i baccelli vengono frullati con un mixer a immersione fino a ottenere un composto omogeneo. Il passaggio successivo è cruciale per la riuscita del piatto: la crema ottenuta deve essere filtrata con un colino a maglie strette o un passaverdure. Questa operazione permette di separare la parte polposa e cremosa dai filamenti legnosi, garantendo una texture impeccabile al palato.
A questo punto si procede come per un risotto tradizionale. In una casseruola si fa soffriggere delicatamente uno scalogno in olio extravergine d’oliva, si tosta il riso (idealmente un Vialone Nano, tipico della regione) e si inizia la cottura aggiungendo gradualmente la crema di baccelli e brodo vegetale caldo. Solo verso fine cottura si uniscono i piselli sgranati, che necessitano di pochi minuti per rimanere teneri e brillanti. La mantecatura finale con parmigiano reggiano completa l’opera.
Oltre al gusto, i benefici di questo metodo sono tangibili. I baccelli sono una fonte di fibre, utili per la regolarità intestinale, e contengono minerali e vitamine. Il loro riutilizzo non è solo una scelta gourmet, ma anche salutare. Dal punto di vista ambientale, ridurre i rifiuti organici in cucina contribuisce a diminuire le emissioni di metano dalle discariche, un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica.
L’eredità di “Risi e bisi” va oltre la tavola. Ci invita a essere più creativi e consapevoli, a sperimentare con le bucce di carota arrostite, i pesti di foglie di ravanello o i brodi fatti con gli scarti delle verdure. Riscoprire il valore di ciò che abbiamo sempre considerato “scarto” è la vera rivoluzione che possiamo portare nelle nostre cucine, per il bene del palato e del pianeta.


















