Maria Alessandra Gallone, presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), ha espresso una ferma condanna contro i recenti atti di abbattimento indiscriminato di lupi. Questi episodi, definiti “gesti sconsiderati”, rappresentano una grave minaccia per una specie simbolo della biodiversità italiana.
La soppressione di questi animali, protetti da normative nazionali ed europee, rischia di vanificare i significativi risultati ottenuti negli ultimi decenni sul fronte della loro conservazione. Il ritorno del lupo in molte aree del paese è stato un successo ecologico, ma la sua gestione richiede approcci scientifici e legali, non azioni punitive e illegali che alimentano un clima di tensione.
Per affrontare la situazione, Gallone ha proposto l’attivazione urgente di un tavolo di confronto. L’obiettivo è creare una “alleanza concreta” che riunisca tutti i soggetti che vivono e operano sul territorio: dalle comunità locali agli allevatori, dalle associazioni ambientaliste alle istituzioni. Solo attraverso un dialogo costruttivo sarà possibile trovare soluzioni condivise e sostenibili.
Il percorso proposto mira a raggiungere un nuovo equilibrio. Da un lato, è fondamentale continuare a garantire la sicurezza di aree di straordinario valore ecosistemico; dall’altro, è necessario sostenere con responsabilità le produzioni primarie, come le attività zootecniche, che spesso subiscono le conseguenze della predazione ma che sono essenziali per l’economia e la cultura dei territori montani e rurali.
Questa strategia di collaborazione è vista come lo strumento principale per ridurre la conflittualità esistente tra la fauna selvatica e le attività umane. Inoltre, un fronte unito e istituzionale permetterà di contrastare con maggiore decisione l’illegalità, rappresentata principalmente dal bracconaggio. Questi atti criminali non solo mettono a rischio il lupo, ma danneggiano l’immagine di intere comunità.
È importante sottolineare che le azioni illegali contro una specie protetta costituiscono una minaccia per l’intero patrimonio faunistico di queste aree. Questo clima di illegalità e conflitto finisce per danneggiare anche le stesse attività zootecniche al pascolo, che necessitano di stabilità, certezze normative e strumenti di prevenzione efficaci, non di soluzioni sommarie e violente che non risolvono il problema alla radice.








