Una vicenda avvenuta vicino a Pompei ha sollevato un importante dibattito. Due turiste texane hanno acquistato una decina di astici da un ristorante per poi liberarli nel mare di Castellammare di Stabia. Sebbene il gesto partisse da una nobile intenzione, si è rivelato un errore con potenziali conseguenze negative sia per gli animali che per l’ecosistema marino.
Il problema principale riguarda l’identità degli animali. La stragrande maggioranza degli astici venduti nei ristoranti e mercati italiani appartiene alla specie Homarus americanus, l’astice americano. Questa è una specie aliena per il Mar Mediterraneo, e la sua introduzione può innescare una catena di problemi ecologici.
Le specie non autoctone, infatti, possono entrare in competizione con quelle locali, come l’astice europeo (Homarus gammarus), sottraendo loro risorse e habitat. Inoltre, possono essere portatrici di patogeni e parassiti sconosciuti all’ecosistema locale, capaci di decimare le popolazioni native che non hanno difese immunitarie adeguate.
Anche nell’ipotesi che si trattasse di esemplari mediterranei, la liberazione sarebbe stata comunque un’azione avventata. Non si conosce la provenienza esatta degli animali né il loro stato di salute. Rilasciare in natura un organismo senza aver effettuato controlli veterinari significa esporre l’intero ambiente al rischio di nuove malattie.
Contrariamente a quanto si possa pensare, gli astici “salvati” non hanno avuto una seconda possibilità. Questi crostacei hanno trascorso giorni, se non settimane, in un acquario a temperatura controllata e costante. L’improvviso rilascio in un mare molto più freddo provoca uno shock termico che, da solo, può essere letale.
A questo si aggiungono altri fattori critici. Gli astici sono animali con abitudini notturne; liberati in pieno giorno, come nel video diffuso dalle turiste, diventano prede facili. Il loro habitat ideale è costituito da fondali rocciosi, ricchi di anfratti e fessure dove nascondersi. Il fondale sabbioso di Castellammare di Stabia non offre alcuna protezione.
In conclusione, è quasi certo che il gesto non abbia regalato una nuova vita agli animali, ma li abbia condannati a una morte rapida e dolorosa, oltre a creare un rischio ecologico. L’episodio sottolinea l’importanza di affiancare la buona volontà con la conoscenza scientifica, per comprendere che la tutela della fauna e dell’ambiente richiede consapevolezza e non solo azioni impulsive.









