Il Santuario Pelagos rappresenta la più grande area marina protetta del Mediterraneo, istituita per garantire la conservazione dei mammiferi marini e del loro habitat. Nato da un accordo siglato nel 1999 tra Italia, Francia e Principato di Monaco, il santuario è diventato operativo nel febbraio 2002.
L’area si estende per 87.500 chilometri quadrati tra il Golfo di Lione, il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale, includendo le coste di Corsica e Sardegna. Questo vasto territorio è l’habitat di otto specie principali di cetacei, tra cui la balenottera comune, il capodoglio, lo zifio, il globicefalo, il grampo, il delfino comune, la stenella e, occasionalmente, la foca monaca.
Nonostante la protezione, questi animali sono minacciati dalle attività umane. Il Mar Mediterraneo, pur costituendo meno dell’1% della superficie oceanica, gestisce circa il 13% del commercio marittimo globale. L’intenso traffico navale rappresenta un grave pericolo, con frequenti collisioni tra navi e balenottere comuni proprio all’interno dell’area protetta.
Per mitigare questi rischi, nel 2023 Italia, Francia, Monaco e Spagna hanno promosso la designazione di “Aree Marittime Particolarmente Sensibili” (PSSA) presso l’Organizzazione Marittima Internazionale. Queste aree, che includono il Santuario Pelagos e il corridoio di migrazione spagnolo, prevedono misure come la riduzione della velocità delle navi per diminuire il rischio di collisioni.
In questo contesto si inserisce un importante progetto di ricerca, frutto della collaborazione tra la Fondazione Cima Research e la compagnia di navigazione Corsica Sardinia Ferries. Dal 2007, le navi della compagnia si trasformano in veri e propri laboratori galleggianti per la raccolta di dati scientifici.
Dopo la pausa invernale, i rilevamenti sono ripresi. Sulla tratta Bastia-Nizza-Vado Ligure, i ricercatori della Fondazione Cima si sono imbarcati insieme a un gruppo di studenti universitari, che costituiranno il team di osservatori per la stagione estiva.
Il primo viaggio è stato ricco di avvistamenti. Sono stati censiti oltre venti gruppi di stenelle, alcuni composti da centinaia di esemplari, soprattutto nelle acque costiere tra Nizza e Vado Ligure. Al largo della costa francese è stata avvistata anche la prima balenottera comune della stagione.
“Grazie ai dati raccolti in quasi vent’anni, abbiamo ottenuto informazioni chiare sulla presenza e distribuzione di questi giganti”, ha spiegato Paola Tepsich, ricercatrice della Fondazione Cima. “La presenza di tanti gruppi vicino alla costa conferma l’importanza di un’osservazione continua in aree così esposte alle attività umane”.
La ricercatrice ha inoltre sottolineato il valore formativo dell’esperienza: “Per molti studenti questa è stata la prima occasione di vedere i cetacei nel loro ambiente naturale e di apprendere le tecniche di rilevamento in mare”.
Cristina Pizzutti, responsabile Comunicazione di Corsica Sardinia Ferries, ha ribadito l’impegno della compagnia: “Confermiamo il nostro sostegno al mondo della ricerca, mettendo a disposizione le nostre navi”. La presenza dei cetacei, come ricordano gli scienziati, è un indicatore fondamentale della salute dell’ecosistema marino, poiché segnala un ambiente ricco di nutrimento per molte specie.


















