Il Papa a Pompei nel segno del destino. A un anno esatto dall’elezione, la Supplica davanti a 20mila fedeli

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Papa a Pompei (foto LaPresse)
Papa a Pompei (foto LaPresse)

POMPEI – Un anniversario che sa di destino. L’8 maggio dell’anno scorso Leone XIV saliva al soglio di Pietro; ieri, 365 giorni dopo, è venuto a Pompei nel giorno della Supplica alla Madonna per consegnare il suo ministero alla Vergine. La città mariana lo ha accolto con un abbraccio che solo il Sud sa offrire: 20mila persone hanno invaso ogni centimetro di Piazza Bartolo Longo e delle stradine limitrofe. Il Pontefice non ha rinunciato al contatto fisico. Salito sulla piccola papamobile, ha percorso via Roma e via San Michele in un tripudio di bandiere, grida e doni improvvisati. “Io mi sento il primo benedetto per poter venire qui al Santuario nel giorno della Supplica, in questo anniversario”, ha esclamato parlando a braccio appena tornato sul sagrato.

Il momento di massima commozione si è vissuto all’interno della Basilica. Qui, Leone XIV ha incontrato 400 ammalati e disabili. Ha messo da parte il discorso preparato, preferendo parlare al cuore: “In questo Santuario sappiamo bene che la mamma è sempre con noi. La nostra Madre Maria ci accompagna con il suo amore sempre con i suoi figli. Con questa fiducia celebreremo la gioia di essere discepoli di Gesù”. Accolto dalle massime cariche istituzionali della città, Papa Leone XIV si è sentito subito a suo agio. Il momento più emozionante è stato quello della Supplica: “Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine. Dovevo dunque venire qui”.

L’omelia è iniziata così, con questa confessione intima. Il Papa ha collegato la sua elezione alla mistica del Rosario, citando il magistero di Leone XIII e la visione di Giovanni Paolo II. Ma il cuore del suo messaggio è stato un appello politico e spirituale di una gravità inaudita: “Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore”. Dall’altare adornato di fiori bianchi e gialli, Leone XIV ha lanciato un monito ai potenti della Terra: “Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore. Questa potenza che Gesù ci ha rivelato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui”.

Ha poi esortato a non abituarsi al male: “Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario oggi eleviamo con fede la nostra Supplica perché vengano illuminati quanti hanno speciali responsabilità di governo”. Analizzando il mistero dell’Incarnazione, il Papa ha spiegato che il Rosario non è una ripetizione mnemonica, ma un “respiro biblico”. L’Ave Maria, ha detto, è l’eco del saluto dell’Angelo che attraversa i secoli: “Dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia”.

Il momento culminante è stato la recita della Supplica. La voce del Papa è diventata ferma e vibrante mentre chiedeva alla Regina del Rosario di implorare misericordia per i peccatori e pace per la società umana. “O Regina del Santo Rosario, intercedi per la pace nel mondo”: la preghiera del pontefice a corredo della immagine-ricordo per la visita pastorale. Il biglietto-preghiera, a firma “Leo PP XIV”, è stato consegnato insieme al libretto della celebrazione eucaristica e supplica alla Beata Vergine Maria del Rosario, che il Pontefice ha presieduto. “Affidiamo a Maria l’umanità intera, sicuri che, con l’aiuto della sua Grazia, niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento”.

Nel silenzio della piazza, le parole di Bartolo Longo del 1883 sono risuonate con un’attualità sconvolgente. Al termine, dopo aver donato un calice prezioso al Santuario, Leone XIV ha ricevuto l’abbraccio finale dei fedeli. Monsignor Caputo ha sintetizzato il senso della giornata: “Lei è qui a riannodare alla corona del Rosario tutte le ragioni che indicano la via della fratellanza”. Dopo aver pranzato con i vescovi campani (il menù prevedeva tortelloni, pastiera e babà), Papa Leone ha lasciato Pompei con un sorriso radioso, consapevole di aver riacceso, in un anno di pontificato, una luce di speranza laddove un tempo c’erano solo cenere e rovina.

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