Clan Zagaria, la rete di contatti politici di Pellegrino fino alla Regione Campania

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Filippo Capaldo, Vincenzo Pellegrino e Francesco Silvestre (non indagato)
Filippo Capaldo, Vincenzo Pellegrino e Francesco Silvestre (non indagato)

CASAPESENNA – A stendere la trama di relazioni politiche per conto della cosca Zagaria per anni è stato Francesco Zagaria, alias Ciccio ‘a Benzina, marito di Elvira Zagaria, sorella del capoclan Michele Capastorta. E poco dopo proprio l’arresto del boss, latitante da 16 anni, Ciccio ‘e Benzina perse la vita. Le indagini condotte a seguito del blitz in via Mascagni, che assicurò la primula rossa alla giustizia, hanno continuato a far emergere relazioni tra la cosca e il mondo della politica, ma dire che abbiano individuato un erede di Ciccio ‘a Benzina sarebbe sbagliato. È saltato fuori, invece, che diversi personaggi, con ruoli e intensità diverse, hanno continuato ad occuparsi delle relazioni politiche.

Secondo i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe va inserito in questo elenco anche Vincenzo Pellegrino, cognato di Filippo Capaldo. In passato era stato coinvolto nell’indagine Medea, proprio sui colletti bianchi del clan Zagaria, ma dal processo ne è uscito indenne. Nell’ultima inchiesta che ha riguardato la cosca di Casapesenna, coordinata dai pm Maurizio Giordano e Andrea Mancuso, a Pellegrino viene contestato il reato di reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante mafiosa. Ma il lavoro dei carabinieri è andato oltre: ha tracciato anche la fitta trama di relazioni intrattenuta da Pellegrino con tantissimi politici e imprenditori. E in alcuni dei colloqui intercettati con loro si parla esplicitamente di appalti, della possibilità di inserirsi nei circuiti dei lavori presso gli enti pubblici.

Abbiamo già scritto di incontri avvenuti al Centro Direzionale di Napoli avuti da Pellegrino e tra questi ce n’è uno con Luigi Bosco, ex consigliere regionale e ora leader regionale di Azione. Poi abbiamo scritto dei contatti da lui avuti con un altro ex consigliere regionale, Angelo Polverino, ora nella Lega. Chiariamo: contatti che non rappresentano assolutamente condotte illecite, ma carabinieri e Dda li annotano per dimostrare la rete di conoscenze nel mondo politico di un soggetto che ritengono orbitante intorno a figure di spessore del clan Zagaria.

Diverse intercettazioni ascoltate dai militari hanno fatto emergere anche i contatti del cognato di Capaldo con persone con cui si valutavano possibilità di inserirsi negli appalti in vari comuni della provincia partenopea. E nella serie di contatti politici napoletani oggi possiamo aggiungerne uno con Francesco Silvestre. Chi è? I carabinieri di Casal di Principe attestano che si tratta di un politico di Casandrino, comune dove è stato assessore nel 2019. Contatti che vengono tracciati tra l’estate e l’inverno del 2023. In particolare, i carabinieri annotano un colloquio del 2 ottobre, nel quale Pellegrino chiama Silvestre chiedendogli di contattare un loro “amico comune”, il quale poi avrebbe dovuto organizzare un incontro con il dottor Marchiello, ovvero l’assessore, evidenziano i carabinieri, all’epoca incaricato delle Attività produttive della Regione.

Marchiello è estraneo all’inchiesta sugli Zagaria e, per le informazioni che abbiamo ora, non sappiamo se effettivamente sia stato poi contattato su input di Pellegrino, né conosciamo il motivo di quella richiesta. Il dato che emerge e che interessa gli investigatori è l’esistenza di una rete che Pellegrino avrebbe costruito per provare ad arrivare ad avere contatti anche con l’esecutivo della Regione. E se i carabinieri inseriscono nell’inchiesta questo elemento è proprio per dimostrare il tentativo presunto di infiltrazione del cognato di Capaldo.

Questo spaccato, questa tensione verso la politica di Pellegrino è emersa nell’indagine che ha coinvolto 43 persone, tra loro Carmine e Antonio Zagaria, ritenuti ora i vertici della cosca diretta dal loro fratello ergastolano Michele, con il supporto di Filippo Capaldo, il nipote che ha messo radici a Tenerife. Le misure cautelari che erano scattate, erano 23 e tra i destinatari non c’era Pellegrino, sono state annullate dal Riesame, ritenendo, per la maggior parte dei casi, che la motivazione adottata dal gip fosse sostanzialmente simile alla richiesta dei pm. E per tale ragione la Procura potrebbe ora lavorare a una nuova richiesta.

Tutti gli indagati sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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