CASAPESENNA – Dubai come approdo sicuro, vetrina del lusso e nuova frontiera degli affari. La città degli Emirati, diventata negli anni rifugio dorato per capitali, imprenditori, fuggiaschi e uomini in cerca di protezione economica, entra anche nelle carte dell’ultima inchiesta della Dda di Napoli sul clan Zagaria. Secondo i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, pure la cosca che fa capo alla famiglia del boss Michele Zagaria Capastorta, ergastolano al 41 bis, avrebbe guardato agli Emirati non come semplice simbolo di ricchezza, ma come possibile terreno di investimento.
Un interesse già emerso, come abbiamo scritto, nell’ipotesi di un’operazione immobiliare da sviluppare attraverso emissari individuati da Filippo Capaldo, nipote dei fratelli Zagaria. Ma non solo. Dall’indagine salta fuori infatti che Nicola Zagaria, figlio di Carmine, si è trasferito a Dubai, dove “gioca a pallone”. Nicola, per quanto a noi risulta, non è indagato, non è mai stato coinvolto in procedimenti penali riguardanti la mafia e non compare tra i 43 coinvolti nell’indagine che, lo scorso marzo, aveva fatto scattare 23 misure cautelari. Tra i destinatari dell’ordinanza c’era però il padre, Carmine Zagaria, la cui misura è stata poi annullata dal Riesame.
Carmine, germano del capoclan Michele, ora in pianta stabile a San Marcellino, viene indicato dai pm Maurizio Giordano e Andrea Mancuso dell’Antimafia, che hanno coordinato l’indagine sugli Zagaria, come riferimento sul territorio della cosca. Ed è proprio lui, nel dicembre 2024, secondo quanto ricostruiscono i carabinieri di Casale, a compiere un viaggio negli Emirati Arabi.
Da una videochiamata con il figlio Michele, anche lui estraneo all’indagine, rimasto a Casapesenna, emergerebbe che durante quel soggiorno Carmine e Nicola sarebbero stati impegnati in vari incontri e riunioni. Meeting che, secondo gli investigatori, sarebbero stati collegati all’attivazione di un business negli Emirati: la creazione di una nuova società per commercializzare mozzarella e profumi. Un’accoppiata solo in apparenza bizzarra, dentro una logica precisa: usare Dubai come piattaforma commerciale, tra lusso, importazioni e residenza.
Il 16 dicembre, in una conversazione tra Carmine e Nicola, rientrato con il padre da Dubai, Carmine leggeva una proposta commerciale indirizzata al figlio. Nel documento, annotano i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, erano contenute informazioni per il rilascio di una licenza commerciale collegata a un visto di residenza biennale negli Emirati Arabi. Una licenza che avrebbe consentito l’importazione di beni e servizi per un anno. Padre e figlio discutevano anche dell’opportunità di aprire un ufficio virtuale tra Dubai e Sharjah.
Per gli investigatori il quadro è chiaro: Carmine Zagaria era interessato ad avviare una società da intestare al figlio Nicola. Pensare a un business, anche se a farlo è un soggetto che ha militato nel clan dei Casalesi, non è reato. Ma questo approccio imprenditoriale rappresenta per gli investigatori un alert sulla possibile estensione di logiche criminali all’estero. Un segnale che va analizzato, approfondito e verificato per capirne l’origine: dai fondi utilizzati al tipo di approccio al sistema commerciale.
Business a parte, dalle carte dell’inchiesta, che ha rappresentato un importante focus sulla cosca di Casapesenna, emerge anche un altro profilo: l’ossessione di Carmine Zagaria per il basso profilo. Una regola antica, quasi un codice: non dare nell’occhio, evitare locali troppo esposti, non raccogliere provocazioni, non finire dentro risse o situazioni capaci di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
In particolare Carmine avrebbe imposto al figlio Michele di non frequentare Casapesenna, perché lì, a suo dire, si era formato un gruppo di “poco di buono” dedito all’uso di droghe e alle risse. Il timore era che il figlio potesse restare coinvolto in episodi capaci di accendere i riflettori sulla famiglia. È la logica della mafia degli affari: meno rumore, più relazioni. Meno strada, più società. Meno pistole, più licenze commerciali.










