Il Giudice Sportivo ha inflitto una pesante sanzione ad Alain Taho, portiere dell’Inter Primavera. Il giovane calciatore è stato squalificato per otto giornate di campionato in seguito al suo comportamento durante l’ultima partita contro il Cesena. La decisione è stata ufficializzata tramite un comunicato che ha dettagliato la dinamica dell’episodio.
L’incidente si è verificato al 35′ del secondo tempo, in un momento cruciale della gara. Sul punteggio di 1-1, il Cesena ha trovato la rete del definitivo 2-1 direttamente da calcio d’angolo. Taho ha immediatamente protestato, sostenendo di aver subito una carica irregolare da parte di un avversario che gli avrebbe impedito di intervenire sul pallone.
Di fronte alla convalida della rete da parte dell’arbitro, la reazione del portiere è andata oltre le normali proteste. Come riportato nel referto ufficiale, il giocatore è corso verso il direttore di gara con fare minaccioso. Il contatto fisico e le parole che ne sono seguite hanno determinato la severità del provvedimento.
La nota del Giudice Sportivo non lascia spazio a interpretazioni. La squalifica è stata comminata “per avere, al 35′ del secondo tempo, contestato una decisione arbitrale correndo verso il Direttore di gara fino a urtarlo con il petto all’altezza della spalla e proferendo, nei confronti del medesimo, espressioni ingiuriose”. Un gesto che viola in modo netto i principi di lealtà e rispetto verso gli ufficiali di gara.
Una squalifica di otto giornate rappresenta uno stop molto lungo, specialmente in un campionato giovanile. Taho salterà una porzione significativa della stagione, un colpo duro sia per il giocatore che per la squadra nerazzurra, impegnata nella corsa alle fasi finali del campionato Primavera. L’episodio sottolinea la linea dura della giustizia sportiva contro i comportamenti violenti o intimidatori nei confronti degli arbitri.
Questo tipo di sanzioni serve anche da monito all’interno dei settori giovanili, dove la formazione dei calciatori include anche l’educazione al rispetto delle regole e degli avversari. La gravità del gesto, che ha unito il contatto fisico all’offesa verbale, ha reso inevitabile una risposta esemplare da parte degli organi competenti.







