Nuovi sviluppi sono emersi nel processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo ultras della Curva Nord dell’Inter. Davanti alla Corte d’Assise di Milano, l’imputato Marco Ferdico ha fornito per la prima volta la sua versione dei fatti, chiarendo i retroscena che hanno portato all’agguato mortale.
Ferdico, accusato di essere l’organizzatore materiale del delitto, ha fatto risalire l’origine delle tensioni a un episodio apparentemente minore. “Fondamentale per la vicenda è la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva”, ha dichiarato in aula. Il riferimento è alla finale di Coppa Italia del 2022 vinta dall’Inter, al termine della quale il difensore nerazzurro gli ha consegnato la sua divisa da gioco.
La decisione di Ferdico di tenere per sé la maglia ha provocato la sua espulsione dalla curva e ha attirato le ire di Boiocchi. “Mi hanno fatto fuori perché l’avevo tenuta per me. Mi avevano detto che Boiocchi ce l’aveva con me per quella maglietta”, ha continuato l’imputato. Questo evento ha innescato una reazione a catena che ha trasformato un dissidio interno in un conflitto per il potere e il denaro.
Il punto centrale della testimonianza è stata la rivelazione sul movente economico e sul ruolo del presunto mandante, Andrea Beretta. Contro il parere dei suoi legali, Ferdico ha ribaltato la narrativa precedente: “Lo dico, Beretta aveva torto e Boiocchi aveva ragione. Era Beretta che gli rubava i soldi e non il contrario”. Questa ammissione getta una luce completamente diversa sulla dinamica, presentando la vittima come la parte lesa nella disputa finanziaria.
“Io ho fatto questa cosa per uno che aveva torto”, ha aggiunto Ferdico, esprimendo rammarico per le sue azioni. L’imputato ha poi descritto la pressione psicologica esercitata da Beretta per accelerare l’esecuzione dell’omicidio. “Beretta ci incontrava 10, 15 volte al giorno in quel periodo, tutti i giorni”, ha raccontato.
Secondo la ricostruzione, Beretta viveva nel terrore di essere a sua volta eliminato. “Lui ci metteva fretta, aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva”, ha spiegato Ferdico. Pur confermando che Beretta non si è mai interessato ai dettagli operativi, la sua insistenza è stata un fattore decisivo. “Dell’organizzazione dell’omicidio me ne sono occupato io”, ha ammesso.
In una delle dichiarazioni più forti, l’imputato ha escluso ogni possibilità di riconciliazione con i familiari della vittima. “Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi, perché non c’è scusa né perdono per quello che è stato fatto”, ha affermato con nettezza. “Non voglio il loro perdono, perché non avverrà mai e chiedere scusa sarebbe ipocrita”.
La testimonianza di Ferdico apre uno squarcio sulle lotte di potere e sugli interessi economici che hanno avvelenato i rapporti interni alla Curva Nord, culminando in un agguato che ha scosso il mondo del tifo organizzato. Il processo prosegue per definire le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.












