Foca monaca: monitoraggio sulle coste italiane

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Foca monaca
Foca monaca

Si sono concluse le prime attività sul campo del progetto ‘DigitAP’, finanziato con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’iniziativa, coordinata dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha l’obiettivo di tracciare i movimenti di uno degli animali più rari e simbolici del Mediterraneo: la foca monaca (Monachus monachus).

Le operazioni si sono concentrate in diverse Aree Marine Protette, considerate strategiche per la presenza o il potenziale ritorno di questo mammifero. Tra queste figurano il Plemmirio in Sicilia, Punta Campanella e Santa Maria di Castellabate in Campania, e la Costa degli Infreschi e della Masseta. I ricercatori hanno lavorato in stretta collaborazione con il personale scientifico locale, unendo le forze per una missione di conservazione di portata nazionale.

Per studiare le abitudini della foca monaca sono state impiegate tecnologie all’avanguardia e a basso impatto. All’interno di grotte costiere, luoghi ideali per il riposo e la riproduzione, sono state installate delle fototrappole. Questi dispositivi, attivati dal movimento, permettono di documentare la presenza degli animali senza disturbarli, raccogliendo dati preziosi sui loro comportamenti e sulla frequenza con cui utilizzano i siti.

Parallelamente, è stata condotta una vasta campagna di campionamento delle acque per l’analisi del DNA ambientale. Questa tecnica innovativa consiste nel filtrare l’acqua marina per cercare tracce genetiche, come cellule della pelle o altre secrezioni, lasciate dagli organismi. L’analisi di questo DNA permette non solo di confermare la presenza della foca, ma anche di mappare la biodiversità complessiva dell’area, identificando altre specie animali e vegetali presenti.

Il raggio d’azione del progetto si è ulteriormente allargato, coinvolgendo anche l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e una vasta zona costiera nel sud della Puglia. Con questi nuovi ingressi, salgono a cinque le macro-aree italiane in cui si sta svolgendo un’attività coordinata. La creazione di una rete così estesa è fondamentale per avere un quadro completo della distribuzione della foca e per sviluppare strategie di tutela efficaci.

La foca monaca del Mediterraneo è considerata uno dei mammiferi marini a maggior rischio di estinzione al mondo. Per decenni è stata quasi del tutto assente dalle coste del nostro Paese, a causa della persecuzione diretta e della crescente pressione umana sugli habitat. I recenti e sempre più frequenti avvistamenti rappresentano un segnale incoraggiante, un indicatore di una migliore qualità delle nostre acque.

I dati raccolti saranno ora analizzati per creare modelli di frequentazione e mappe di distribuzione. Queste informazioni saranno cruciali per orientare le future politiche di gestione, come la possibile istituzione di zone a tutela integrale o la regolamentazione di attività come il turismo nautico nelle aree più delicate. L’obiettivo finale è trasformare il ritorno spontaneo della foca monaca in una presenza stabile e protetta.

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