NAPOLI – L’area nord è in fibrillazione. A scatenare il panico è la rinascita dalle ceneri del clan ‘Abbasc Miano’, che ha lanciato un chiaro guanto di sfida alla potente Alleanza di Secondigliano. Un video esplicito pubblicato sui social dai nuovi referenti del triumvirato di Miano: hanno fatto squillare i tamburi di guerra proclamando un minaccioso: “Torneremo più forti di prima”. Un segnale, ma anche un avvertimento, secondo l’analisi degli investigatori.
Fino a ora il triumvirato ha tenuto un profilo basso, dopo decine di arresti eccellenti e condanne pesanti. La paranza di Miano ha sostituito i Lo Russo, detti i capitoni. Ma ha subito una pesante stangata giudiziaria, con condanne d’appello che hanno superato complessivamente i 270 anni di carcere per capi e gregari. Quasi un colpo da k.o. della magistratura.
Adesso il messaggio delle nuove leve lanciato dai social è stato recapitato dritto al quartier generale dei Licciardi nella Masseria Cardone, storica roccaforte del clan inserito nell’Alleanza di Secondigliano. I Licciardi non stanno a guardare e studiano già contromisure urgenti per disinnescare la minaccia. La strategia difensiva potrebbe passare per una mossa senza precedenti: unificare le due anime interne dei Licciardi, compattando la fazione della Masseria con quella radicata nel rione Berlingieri e a San Pietro a Patierno.
Questa fusione immediata servirebbe a blindare il territorio e a rispondere con un fronte unito alla pericolosa escalation che avanza da Miano. Il triumvirato un tempo retto da Matteo Balzano, Gianluca D’Errico e Salvatore Scarpellini oggi è stato disarticolato e la vecchia guardia non esiste più. Ma la sfida arriva dai reduci e dalle nuove leve del gruppo Abbasc Miano.
Così l’area nord della città è nuovamente scossa da venti di guerra a causa della rinascita del gruppo Balzano-D’Errico-Scarpellini nel quartiere Miano. Come rivelano le ultime informative della Questura, la tensione è ai massimi livelli: la fazione emergente ha deciso di sfidare la cosca dei Licciardi della Masseria Cardone, rifiutando ogni forma di assoggettamento e controllo da parte dei boss di Secondigliano per rivendicare la propria totale autonomia sul territorio.
Se un tempo i Licciardi andavano d’accordo con i vecchi capoclan dei Lo Russo, oggi le nuove leve non tollerano ingerenze esterne. Nonostante i colpi durissimi inferti dalla magistratura — come il maxi blitz del 2020 e la sentenza d’appello del febbraio 2023 che ha inflitto oltre 260 anni di carcere a capi e gregari, tra cui spiccano le condanne a Matteo Balzano (17 anni) e Salvatore Scarpellini (16 anni e 4 mesi) — l’organizzazione non è scomparsa dai radar.
Superata anche una sanguinosa faida interna con i Cifrone, quelli di “Ncopp Miano”, il gruppo è riuscito a riorganizzarsi rapidamente, occupando i vuoti di potere e accendendo nuove, pericolose scintille con i Licciardi.








