Gianni Rivera, leggenda del Milan e della Nazionale, tornerà allo stadio Azteca di Città del Messico. Invitato dal presidente della FIFA Gianni Infantino, assisterà alla gara inaugurale del Mondiale nello stesso stadio dove una targa celebra il “Partido del Siglo”: Italia-Germania 4-3 del 17 giugno 1970.
Un evento che ha consacrato Rivera nella storia del calcio grazie al suo gol decisivo nei tempi supplementari. “Sono felice di tornare lì dopo tanti anni. È stata una grande partita, siamo entrati nella storia”, ha commentato l’ex Pallone d’Oro, definendo quella rete uno dei momenti più belli di una vita piena di soddisfazioni.
A distanza di decenni, Rivera ha rievocato con lucidità quell’azione iconica. Dopo il gol del 3-3 della Germania, ha raccontato di aver detto al portiere Albertosi: “Adesso ci penso io”. La sua idea era di scartare tutti gli avversari, ma trovandosi di fronte un “muro bianco”, ha avviato un’azione corale conclusa da lui stesso con un tiro di piatto destro che ha spiazzato il portiere Sepp Maier.
Tuttavia, con una riflessione amara, ha aggiunto che oggi non segnerebbe più un gol del genere. Secondo Rivera, il calcio attuale è dominato da una mentalità conservativa. “Avrei dato il pallone indietro a Boninsegna, che l’avrebbe dato a De Sisti, che l’avrebbe dato a Facchetti, che l’avrebbe dato al portiere. Oggi si gioca così. Meno male che il mio calcio era un’altra cosa”.
Questa critica al gioco si estende a un’analisi più profonda del sistema calcistico italiano, che secondo l’ex campione non è più in grado di produrre talenti. “Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. Le società non credono più alle politiche che costruivano e facevano crescere i giovani”.
Il dito è puntato soprattutto contro il ruolo eccessivo dei procuratori. “Hanno invaso il calcio, pensano prima di tutto a migliorare le loro tasche”, ha affermato Rivera, spiegando come gli agenti abbiano preso in mano la gestione dei settori giovanili. Ha inoltre denunciato casi di famiglie costrette a rinunciare ai sogni sportivi dei figli per l’impossibilità di pagare gli agenti.
“La mia non è una crociata contro la figura del procuratore, ma c’è una svalutazione del talento”, ha precisato, sottolineando un potere eccessivo che penalizza i giovani. In vista delle elezioni per la presidenza della Federcalcio, Rivera ha espresso il suo sostegno a Giancarlo Abete, motivando la scelta con la profonda conoscenza del calcio del candidato e la condivisione del suo programma di riforme.
Infine, un commento amaro sull’Associazione Italiana Calciatori, di cui è stato uno dei fondatori nel 1968. Rivera si è detto dispiaciuto che l’AIC sostenga un altro candidato, vedendo anche in questo il riflesso di un sistema “condizionato e inquinato dai procuratori”.










