Violenza sessuale, oltre al senatore Silvestro sotto inchiesta è finito anche un carabiniere

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Francesco Silvestro
Francesco Silvestro

NAPOLI – Il fascicolo, aperto mesi fa in un’altra procura, alla fine è arrivato negli uffici giudiziari della Capitale. A essere iscritto nel registro degli indagati il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro e un carabiniere nell’ambito di un’inchiesta per violenza sessuale e tentata violenza privata nata dalla denuncia di un’imprenditrice. La vicenda si sarebbe consumata circa un anno fa negli uffici parlamentari del complesso di San Luigi dei Francesi, nel centro della Capitale. La donna ha raccontato agli inquirenti di aver subìto un’aggressione sessuale nello studio del parlamentare azzurro. Nel fascicolo compare anche il nome del militare dell’Arma, accusato di tentata violenza privata.

Secondo la denuncia, il carabiniere avrebbe organizzato l’incontro tra l’imprenditrice e il senatore e, dopo i fatti contestati, avrebbe cercato di convincerla a non sporgere denuncia. L’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe stata effettuata inizialmente in una procura del Sud Italia, prima del trasferimento degli atti a Roma per competenza territoriale. Silvestro, oltre a essere senatore di Forza Italia, presiede la Commissione bicamerale per gli Affari regionali. Nei prossimi giorni gli investigatori potrebbero convocare sia il politico (posto che non si debba prima attendere l’autorizzazione a procedere della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari) sia il carabiniere per ascoltarli nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai magistrati romani.

Dopo l’esplosione del caso, il senatore ha diffuso una nota di scuse in riferimento ad alcune frasi. Silvestro si è scusato per le dichiarazioni: “Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità”, ha dichiarato Silvestro. “Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità”.

Sul caso sono intervenuti anche i parlamentari del Pd nella commissione Femminicidio, che hanno annunciato una richiesta formale alla presidente della Bicamerale Martina Semenzato affinché la Commissione “condanni le parole inaccettabili del senatore Silvestro e ne prenda le distanze”. In una nota, gli esponenti dem hanno espresso solidarietà alla donna che ha denunciato, sottolineando come “l’accertamento dei fatti spetti alle autorità competenti”.

Più cauta la posizione della presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. “Saranno le indagini ad accertare la fondatezza delle accuse”, ha dichiarato, evidenziando però che “il clamore della vicenda non rappresenta una tutela dovuta alla denunciante e costituisce una forma di condanna preventiva dell’accusato”. Craxi ha inoltre preso atto delle “doverose scuse” del senatore, definendo quelle espressioni “totalmente sbagliate”.

“Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo”. Lo ha detto l’imprenditrice che ha presentato denuncia contro Silvestro. “Non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità”, ha aggiunto, ribadendo di non aver mai visto il senatore prima dell’incontro nel suo studio a San Luigi dei Francesi.

L’imprenditrice spiega che quel 25 febbraio 2025 si reca dal senatore da sola per vendere delle bottiglie di vino. “Poi – dice – tutto degenera”. Senza consenso, spiega, “lui mi blocca. Ero come raggelata. Un senatore. Nel suo studio. La cosa mi ha paralizzato” e “la psicologa mi ha spiegato che questa paralisi è tipica”.

Alla domanda sul perché fa trascorrere un anno prima della denuncia, l’imprenditrice risponde: “Stavo male dentro. Sono stata sotto terapia psicologica, cercavo di rimuovere, ma in realtà dovevo affrontarlo per superarlo”. Non ha cercato un legale subito? “Verso aprile, meno di due mesi dopo, stavo un po’ meglio, ho telefonato per chiedere un aiuto allo studio di uno dei migliori avvocati italiani, Giulia Bongiorno”. Parlando con uno dei collaboratori, la signora dice di aver fatto il nome di Silvestro. “Dopo qualche giorno mi hanno chiamato, spiegando che lo studio era oberato, non aveva tempo”. La legale ha dichiarato di non poter rispondere sul caso specifico, ma di ricevere molte richieste e di non poterle soddisfare tutte.

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