L’Italia ha confermato un legame profondo con gli animali d’affezione, ma mostra gravi ritardi nelle politiche pubbliche per il loro benessere. È quanto è emerso dal Rapporto Italia 2026 di Eurispes, che ha fotografato un Paese in cui gli animali sono membri della famiglia, ma persistono criticità strutturali.
Queste lacune riguardano l’accesso alle cure veterinarie, il randagismo e l’assenza di strumenti nazionali per la gestione e tutela dei compagni domestici.
Secondo il rapporto, il 33,7% degli italiani vive con almeno un animale. Cani e gatti sono i più diffusi, con un crescente riconoscimento del loro ruolo affettivo. L’Enpa ha commentato: «È un cambiamento culturale profondo. Gli animali sono ormai visti come esseri senzienti».
Tuttavia, il dato è in calo rispetto al 40,5% del 2025. Sebbene Eurispes parli di andamento ciclico, Enpa ha espresso preoccupazione: «Non sappiamo se sia un’oscillazione statistica o l’effetto dell’aumento del costo della vita. Accogliere un animale ha costi sempre più elevati».
La “Pet Economy” in Italia ha raggiunto un valore di 6,8 miliardi di euro annui, primo mercato in Europa con una crescita del 76% nell’ultimo decennio. Questa espansione dimostra quanto gli italiani investano nel benessere dei loro animali.
Eppure, emerge una forte contraddizione. «Mentre le famiglie sostengono costi crescenti per cibo e cure, manca un sostegno pubblico strutturato. Rischiamo di trasformare la salute animale in un privilegio legato al reddito», ha sottolineato Enpa.
Il rapporto ha infatti evidenziato che il 20,4% degli italiani ha rinunciato a prestazioni veterinarie per motivi economici nell’ultimo anno. Un dato che, seppur in lieve miglioramento, coinvolge ancora milioni di persone e che Enpa ha definito un’emergenza sociale sottovalutata.
«Quando una famiglia non può curare il proprio animale, non è solo un problema economico, ma una questione di giustizia sociale. Bisogna aprire un confronto serio sull’accessibilità delle cure per le fasce più deboli».
Tra le altre criticità, il rapporto ha indicato l’assenza di un’anagrafe nazionale degli animali da compagnia. «L’anagrafe è uno strumento fondamentale contro abbandoni e traffici illeciti. Chiediamo da anni un sistema unico e interoperabile a livello nazionale», ha spiegato l’associazione.
Anche il randagismo è stato definito un fenomeno ad alto impatto sociale. Enpa ha concordato: «Il randagismo è un problema che richiede investimenti in prevenzione, sterilizzazioni ed educazione. Le associazioni non possono essere lasciate sole a colmare le lacune pubbliche».
Infine, il documento ha rilevato un’evoluzione della sensibilità generale. Vegetariani e vegani sono l’8,5% della popolazione, mentre il 24% degli italiani limita il consumo di carne per ragioni ambientali.
«Gli italiani dimostrano crescente attenzione al benessere animale e alla sostenibilità», ha concluso Enpa. «Ora tocca alle istituzioni colmare il divario con strumenti concreti: cure accessibili, lotta al randagismo e un’anagrafe efficiente. È questa la sfida».













