SANT’ANTIMO – Un’escalation di violenza che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale. Da mesi un gruppo di giovani lavoratori originari del Bangladesh sarebbe vittima di continue aggressioni e rapine ad opera di una banda composta, secondo le testimonianze raccolte, da ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Una situazione che starebbe generando un clima di paura all’interno della comunità bengalese, costretta ormai a convivere con il timore di essere aggredita anche durante le più normali attività quotidiane.
Le vittime sono quasi sempre lavoratori che, dopo aver terminato il proprio turno, fanno ritorno a casa oppure si ritrovano nella piazza cittadina per trascorrere qualche ora insieme ad amici e connazionali. Ed è proprio in questi momenti che, secondo quanto denunciato, entrerebbe in azione il gruppo di aggressori. Le modalità sarebbero ormai sempre le stesse. I giovani bengalesi vengono avvicinati, circondati e minacciati. Se tentano di opporre resistenza o semplicemente di difendere i propri effetti personali, vengono picchiati con violenza. Alla fine dell’aggressione i rapinatori si impossessano di telefoni cellulari, denaro contante e di tutto ciò che ritengono abbia un valore economico, per poi allontanarsi rapidamente.
Le vittime, nella maggior parte dei casi, riportano contusioni e lesioni dovute ai pestaggi, ma anche un forte trauma psicologico. C’è chi racconta di avere ormai paura perfino di uscire da solo nelle ore serali e chi preferisce rientrare immediatamente a casa dopo il lavoro, rinunciando a qualsiasi momento di socialità. Secondo le testimonianze raccolte, gli episodi non sarebbero affatto sporadici. Al contrario, si ripeterebbero con una frequenza preoccupante da diversi mesi, tanto da essere ormai conosciuti anche da numerosi residenti della zona. Le aggressioni, infatti, si consumerebbero spesso in luoghi pubblici e molto frequentati, davanti agli occhi di passanti e cittadini.
Proprio questo aspetto rende la vicenda ancora più inquietante. Diverse persone avrebbero assistito ai pestaggi senza intervenire, probabilmente per paura di essere coinvolte o di diventare a loro volta bersaglio della violenza. Un atteggiamento che alimenta un senso di impunità e che lascia le vittime completamente sole di fronte ai propri aggressori. La comunità bengalese, composta in gran parte da persone perfettamente integrate nel tessuto cittadino, impegnate quotidianamente nel lavoro e nella vita sociale, vive oggi con un crescente senso di insicurezza. Molti di loro lavorano nella ristorazione, nel commercio, nella logistica e in altre attività del territorio, contribuendo da anni alla vita economica locale.
Per questo motivo cresce anche il senso di amarezza. Chi lascia il proprio Paese in cerca di un futuro migliore si ritrova a fare i conti con episodi di violenza gratuita che sembrano avere un unico obiettivo: colpire persone ritenute più vulnerabili. La speranza della comunità è che le denunce presentate possano consentire agli investigatori di individuare rapidamente i responsabili e interrompere una spirale di violenza che, se confermata, rischia di assumere contorni ancora più gravi. Fondamentale sarà anche il contributo delle eventuali immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nelle aree interessate e delle testimonianze di chi ha assistito alle aggressioni.
L’auspicio è che le istituzioni, insieme alle forze dell’ordine, rafforzino i controlli nelle zone maggiormente interessate dal fenomeno, garantendo una maggiore presenza sul territorio e restituendo serenità a cittadini e lavoratori. Quanto sta accadendo a Sant’Antimo rappresenta un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato. La sicurezza è un diritto che appartiene a tutti e nessuno dovrebbe vivere con la paura di essere aggredito semplicemente tornando a casa dal lavoro o trascorrendo qualche ora in compagnia dei propri amici.
















