CASALE DI PRINCIPE – Le truffe. Sono diventate uno degli introiti che, negli ultimi anni, avrebbero alimentato con forza e costanza le casse di esponenti del clan dei Casalesi. Raggiri organizzati, strutturati, spesso con una trama internazionale: dagli ‘svuotaconto’ – realizzati con il supporto di soggetti dotati di alte competenze informatiche – alle frodi fiscali costruite attraverso superbonus, false fatture e assunzioni fittizie.
A raccontare questo nuovo fronte criminale è stato anche Vincenzo D’Angelo (nel tondo), alias ‘Biscottino’, genero del boss Francesco Bidognetti e collaboratore di giustizia dal 2022. Nelle sue dichiarazioni assume rilievo la figura di Giuseppe Del Vecchio, alias ‘Mandarino’, con un passato giudiziario segnato da una condanna per reati di mafia legati al clan dei Casalesi.
Oggi Del Vecchio sarebbe radicato tra Tenerife e Alicante, in Spagna, ma ancora capace, secondo il racconto del pentito, di muoversi tra Italia ed estero. Nel 2024 fu tra i primi a recarsi da Emanuele Libero Schiavone, figlio di ‘Sandokan’, per salutarlo dopo il ritorno in libertà. D’Angelo ha riferito ai pm della Dda che Del Vecchio avrebbe gestito gli ‘svuotaconto’ insieme ad altri soggetti originari di Villa Literno. Il suo nome compare anche negli atti dell’inchiesta della Dda di Napoli che ha coinvolto Pasquale Corvino, la compagna Angela Turco Cirillo e altri sei indagati, accusati di aver messo in piedi un’associazione finalizzata alle truffe, alle frodi informatiche e all’indebito utilizzo di carte. In quel procedimento, però, Del Vecchio non risulta formalmente indagato.
Resta ora da capire dove finiscano i guadagni di questo sistema. Una parte dei proventi, secondo le ipotesi investigative, rientrerebbe in Italia per essere investita in attività commerciali. In particolare, soldi riconducibili all’area Schiavone e provenienti dalle truffe sarebbero stati impiegati in alcuni negozi. Uno di questi sarebbe sorto di recente nella zona tra il sammaritano e il marcianisano e venderebbe elettrodomestici.
Dietro questi reinvestimenti, secondo alcune piste investigative ancora al vaglio, ci sarebbero un soggetto con legami con la fazione Schiavone del clan dei Casalesi e un giovane dell’area marcianisana che confina con Santa Maria Capua Vetere. Gli investigatori stanno lavorando su questi passaggi per ricostruire l’origine dei fondi e verificare l’eventuale presenza della mafia nel business delle truffe.








