Novak Djokovic ha approfittato di una conferenza stampa a Wimbledon per lanciare un appello a una profonda riforma del tennis. Dopo una vittoria nel torneo, il tennista serbo ha delineato una visione per il futuro dello sport, che a suo dire sta affrontando una crisi di sopravvivenza.
Il problema principale, secondo Djokovic, riguarda il pubblico. Ha fatto riferimento a uno studio commissionato dalla PTPA che ha rilevato un’età media degli appassionati di 61 anni. Il campione ha sottolineato come le nuove generazioni, abituate a una soglia di attenzione più bassa, difficilmente riescano a seguire incontri che durano quattro o cinque ore.
Per questo, la sua proposta è quella di introdurre formati di gioco più snelli e dinamici. Djokovic ha suggerito di sperimentare queste novità nei tornei del circuito ATP, mantenendo invece la tradizione per gli Slam. L’obiettivo è creare un prodotto capace di coinvolgere maggiormente gli spettatori senza sacrificare la cultura storica della disciplina.
Un altro tema centrale toccato dal fuoriclasse serbo è stato quello degli infortuni, prendendo spunto dal ritiro di Jack Draper. Ha criticato la tendenza ad allungare la durata dei tornei, come i Masters 1000, per aumentarne il valore commerciale a discapito della salute dei giocatori.
Djokovic ha evidenziato come lui stesso, avendo il privilegio di poter scegliere quali tornei disputare, sia meno esposto a un calendario che ha definito “congestionatissimo”. Ha espresso la sua contrarietà all’estensione degli eventi, sostenendo che tale modello non sia vantaggioso per gli atleti e necessiti di un ripensamento. “Il nostro sport ha bisogno di un reset profondo”, ha dichiarato, invocando una ripartenza generale.
Infine, ha parlato della Professional Tennis Players Association (PTPA), l’associazione da lui fondata con Vasek Pospisil nel 2020. Ha ricordato che l’obiettivo era dare rappresentanza a tutti i tennisti, specialmente a quelli con una classifica più bassa e meno voce in capitolo. Secondo Djokovic, il sistema ATP soffre di un conflitto di interessi strutturale tra giocatori e tornei.
La sua esperienza nel Player Council dell’ATP gli ha mostrato i limiti del sistema decisionale attuale. Pur avendo deciso di allontanarsi dalla PTPA per divergenze sulla direzione intrapresa, non ha escluso un suo futuro ritorno. Ha ribadito la convinzione che un organismo indipendente dei giocatori sia necessario e possa coesistere con gli attuali organi di governo del tennis.









