CASERTA – Lo ha sostenuto. Giuseppeantonio Luserta si è speso per le campagne elettorali di Giovanni Zannini. E tra i due, tra l’imprenditore casertano attivo nel settore delle cave e il politico mondragonese, consigliere regionale, si è costruito nel tempo un rapporto forte, finito anche sotto la lente della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Tra coloro che hanno fornito informazioni agli inquirenti su questa relazione c’è Antonio Scialdone, sindaco di Vitulazio, testimone di rilievo anche nell’indagine che ha coinvolto Giorgio Magliocca, ex presidente della Provincia di Caserta accusato di corruzione. Scialdone, nel settembre 2024, parlando con gli investigatori di come Zannini si stesse organizzando per presentare una lista all’Eic, l’Ente idrico campano, si è soffermato proprio sul ruolo ricoperto da Luserta al fianco del consigliere regionale mondragonese.
Il primo cittadino di Vitulazio ha riferito che l’uomo d’affari si occupava, come aveva già fatto per le elezioni provinciali, di contattare i sindaci, far sottoscrivere i moduli per la presentazione delle liste e raccogliere le accettazioni delle candidature.
Scialdone ha aggiunto di aver incontrato più volte Luserta insieme a Paolo Marzo – fratello di Massimiliano, ex assessore della giunta casertana guidata da Carlo Marino – sia nella sede della Provincia sia in un locale situato all’uscita del casello autostradale di Capua, insieme a consiglieri e sindaci chiamati a sottoscrivere le candidature. Scialdone lega il rapporto tra Luserta e Zannini anche al ruolo istituzionale ricoperto da quest’ultimo.
Il mondragonese, fino alla precedente consiliatura – durante la quale era esponente della maggioranza guidata dal governatore Vincenzo De Luca -, è stato presidente della commissione regionale Ambiente, organismo competente sull’indirizzo politico della legislazione collegata, tra l’altro, all’attività delle cave. Proprio l’interesse di Luserta per quel settore, secondo il racconto del sindaco di Vitulazio, avrebbe favorito il legame con il consigliere regionale.
Scialdone è andato oltre. Ha sostenuto che Luserta avrebbe finanziato le campagne elettorali di Zannini, mettendo a disposizione denaro per eventi e manifestazioni. In particolare, ha riferito che un evento organizzato all’hotel Vanvitelli di San Marco Evangelista sarebbe stato pagato interamente dall’imprenditore
Non c’è solo Scialdone. A parlare dei rapporti tra Luserta e Zannini è stato anche Pasquale Crisci, ex amministratore locale di Santa Maria a Vico e già vicepresidente della Provincia di Caserta, arrestato nel 2023 con l’accusa di corruzione e oggi libero. Da allora Crisci ha assunto un atteggiamento collaborativo con l’autorità giudiziaria e, nell’ambito di questa collaborazione, ha riferito anche sui suoi rapporti con altri esponenti politici.
Stando al racconto dell’ex amministratore santamariano, Luserta provvedeva a pagare vestiti acquistati da Zannini in negozi di abbigliamento costosi di Caserta. Tra abiti e cene, dice Crisci, l’imprenditore avrebbe sborsato per il mondragonese circa 150mila euro all’anno.
Questo spaccato è stato approfondito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, coordinati dal pm Giacomo Urbano, nell’ambito dell’attività investigativa su Zannini. Un’attività che, tra gli effetti già noti, ha portato alla misura cautelare per il consigliere regionale mondragonese per ipotesi di corruzione. Quell’accusa, però, non riguarda Luserta, ma le presunte ingerenze, ritenute illecite dagli inquirenti, per evitare che gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo perdessero un finanziamento milionario di Invitalia destinato alla costruzione di un megacaseificio a Cancello ed Arnone.
Per questa storia Zannini, ora in Forza Italia, è stato sottoposto al divieto di dimora in Campania e nelle regioni confinanti, misura che gli è costata la sospensione dal ruolo di consigliere regionale. Le relazioni tra Zannini e Luserta, allo stato, non risultano oggetto di contestazioni a noi note. E quanto riferito da Scialdone e Crisci non rappresenta una verità accertata: sono dichiarazioni che dovranno essere riscontrate, analizzate e approfondite. Non è escluso che il lavoro degli investigatori possa anche non sfociare in contestazioni formali.
Resta, sullo sfondo, il profilo economico dell’imprenditore e la sua rete di contatti politici: una disponibilità di denaro, attività e relazioni che, nella lettura degli investigatori, restituisce il peso di Luserta nei rapporti con una parte degli amministratori locali e del livello regionale. Un peso costruito attorno al settore estrattivo, agli interessi economici collegati alle cave e a una rete di relazioni che oggi viene passata al setaccio dagli inquirenti.
La recente inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta ha tracciato, infatti, un presunto patto corruttivo tra Luserta e Carlo Marino, quando quest’ultimo era sindaco di Caserta. Un accordo che, secondo l’accusa, sarebbe stato mediato dall’avvocato Vincenzo Iorio.
La vicenda, nella quale non emerge Zannini, ruota attorno alla cava Santa Lucia. Luserta voleva che il sito potesse gestire i materiali provenienti dai lavori della Tav eseguiti da Rete Ferroviaria Italiana. Per questo, secondo la ricostruzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Pierpaolo Bruni, avrebbe chiesto a Carlo Marino di fare in modo che la cava venisse inserita tra i siti utilizzabili da Rfi. Un intervento che, ipotizza l’accusa, avrebbe prodotto gli effetti sperati, visto che la cava avrebbe poi gestito quel materiale. Proprio le modalità di gestione dei materiali, ritenute non regolari dagli inquirenti, ha determinato nei mesi scorsi il sequestro del sito estrattivo.
In cambio, ipotizzano gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe ripagato il politico attraverso consulenze ritenute fittizie affidate all’avvocato Iorio, che a sua volta avrebbe girato parte del denaro a Marino. Secondo la Procura, il flusso verso l’ex sindaco avrebbe superato i 200mila euro. Sono passaggi raccontati ai carabinieri di Aversa da Paolo Marzo, lo stesso che Scialdone ha riferito di aver visto spesso accompagnarsi proprio a Luserta e Zannini.
In quel fascicolo l’imprenditore, Iorio e Marino risultano sotto inchiesta per corruzione. Nei giorni scorsi sono stati anche destinatari di una perquisizione. Gli indagati, come previsto dalla legge, sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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