Sicilia: un progetto per restaurare il corallo nero

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Tutela marina
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È stato presentato ufficialmente il piano ‘Mare Nostrum Futuro’, un ambizioso intervento di recupero ambientale che si concentrerà sulla barriera di corallo nero al largo delle Isole Egadi, in Sicilia. L’operazione, finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, vedrà la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

L’obiettivo primario è la ricostituzione delle preziose foreste di Antipathella subpinnata, una specie di corallo nero endemica del Mediterraneo, che negli ultimi decenni ha subito danni gravissimi. Queste formazioni sottomarine rappresentano un habitat cruciale per la biodiversità, fungendo da aree di riproduzione e rifugio per innumerevoli specie di pesci e invertebrati. Le principali cause del degrado sono state individuate nella pesca a strascico illegale, le cui reti distruggono indiscriminatamente i fondali, e nell’ancoraggio selvaggio di imbarcazioni da diporto, che strappa letteralmente i delicati rami dei coralli.

A causa della crescita estremamente lenta di questa specie, stimata in pochi millimetri all’anno, un recupero naturale delle aree devastate sarebbe impossibile anche in secoli. Per questo motivo, l’intervento umano si è reso non più rimandabile. Il piano d’azione si articolerà in diverse fasi, combinando biologia marina e ingegneria ambientale in un approccio d’avanguardia.

In una prima fase, sommozzatori scientifici altamente specializzati effettueranno delle delicate operazioni di prelievo. Verranno raccolti piccoli frammenti di colonie sane da zone limitrofe e meno compromesse, secondo un protocollo di ‘coral gardening’ che minimizza l’impatto sull’ecosistema di origine. Questi frammenti, chiamati ‘talee’, verranno poi trasferiti in speciali vivai sottomarini.

All’interno di queste aree protette, le piccole porzioni di corallo saranno curate e fatte crescere per diversi mesi, fino a raggiungere una dimensione e una robustezza sufficienti per la fase successiva. Successivamente, verranno impiantate nelle zone danneggiate utilizzando resine epossidiche biocompatibili e supporti artificiali progettati per massimizzare l’adesione e favorire un’integrazione naturale con il substrato roccioso. L’area di intervento principale si trova al largo dell’isola di Marettimo, a una profondità compresa tra i 50 e gli 80 metri.

Il successo dell’operazione sarà monitorato costantemente per almeno cinque anni. L’uso di veicoli sottomarini a controllo remoto (ROV) permetterà di ispezionare le colonie trapiantate, misurarne il tasso di crescita e valutare il ritorno della fauna ittica nell’area ripristinata. I dati raccolti saranno fondamentali non solo per certificare il buon esito del lavoro, ma anche per creare un modello di intervento replicabile in altre aree del Mediterraneo che affrontano problematiche simili.

Questo sforzo rappresenta una speranza concreta per la salvaguardia di uno degli ecosistemi più fragili e preziosi del nostro mare. La tecnologia e la ricerca scientifica si mettono al servizio della natura, ma gli esperti sottolineano che nessun intervento di ripristino potrà mai essere pienamente efficace senza un parallelo e rafforzato impegno nel contrastare le attività illegali che sono all’origine del problema.

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