Imprenditore chiamato a testimoniare: “Mi ha avvicinato Angelo Brancaccio”

L’ex sindaco di Orta, non indagato, avrebbe prospettato all’uomo d’affari un incontro, poi non avvenuto, con persone di Trentola prima dell’udienza

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Angelo Brancaccio
Angelo Brancaccio, non indagato

TRENTOLA DUCENTA – Si avvia alle battute finali il processo nato dall’inchiesta dei carabinieri di Aversa sull’amministrazione comunale di Trentola Ducenta, quando a guidarla c’era Andrea Sagliocco. Nell’udienza di ieri è stato chiamato in aula l’imprenditore atellano Arcangelo Del Prete, titolare dell’attività commerciale Decò, finita al centro di uno dei capi d’imputazione.

La Procura ha chiesto di ascoltarlo di nuovo per capire se, dopo le dichiarazioni già rese agli investigatori, fossero emersi altri fatti utili al processo. Ed è proprio rispondendo alle domande del pubblico ministero che Del Prete, dinanzi al Tribunale di Napoli Nord, ha riferito una circostanza nuova: sarebbe stato avvicinato da Angelo Brancaccio, ex sindaco di Orta di Atella, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e oggi libero dopo avere scontato la pena.

Secondo quanto raccontato in aula, Brancaccio, non indagato ed estraneo all’inchiesta da cui è nato il processo, gli avrebbe parlato, in vista della nuova convocazione nel processo, della possibilità di un incontro con alcune persone di Trentola Ducenta. Del Prete ha spiegato di aver risposto che, se la questione riguardava la vicenda Decò, avrebbe continuato a dire la verità, come aveva sempre fatto. Quell’incontro, ha precisato il teste, non si sarebbe poi tenuto. L’imprenditore ha aggiunto di non sapere con chi avrebbe dovuto vedersi e ha chiarito di conoscere Brancaccio da moltissimi anni, definendolo un amico.

La vicenda Decò è uno dei capi del processo a carico, tra gli altri, dell’ex sindaco Sagliocco, dell’ex responsabile dei Lavori pubblici Elena Bassolino, dell’ex responsabile dell’Urbanistica Mauro Felaco, dell’avvocato Saverio Griffo e di Saverio Fabozzi. Secondo l’accusa, avrebbero esercitato pressioni su Rosaria Monaco, proprietaria dell’immobile di via Nunziale Sant’Antonio destinato al supermercato, e su Del Prete, entrambi indicati nel procedimento come persone offese, per ottenere la promessa di assumere dipendenti segnalati da alcuni degli imputati. Per la Procura, l’agibilità dell’immobile sarebbe stata prima frenata attraverso ostacoli tecnico-amministrativi e poi sbloccata dopo incontri con i vertici politici e tecnici del Comune. Nel capo d’imputazione vengono richiamati la sospensione della Segnalazione certificata di agibilità, i ricorsi al Tar e il successivo provvedimento con cui venne revocato il diniego, consentendo il rilascio dell’agibilità. Una ricostruzione che le difese contestano e che sarà il tribunale a valutare.
Il procedimento più ampio riguarda quella che gli inquirenti hanno descritto come una rete di rapporti tra politica, uffici comunali e imprenditori. Le contestazioni vanno dalla concussione alla corruzione, dal falso alla turbata libertà degli incanti, fino al peculato. Nel decreto che ha disposto il giudizio compaiono diversi filoni: il caso Decò, le presunte pressioni sull’imprenditore Raffaele Marino per lavori edilizi, la vicenda del cambio di destinazione d’uso di locali legati alla società Meat Market, l’affidamento di lavori per le luminarie natalizie, l’installazione di fari pubblici vicino a un’attività privata, la gara per il noleggio delle fotocopiatrici e alcune contestazioni legate a documenti e incarichi comunali.
Ieri era prevista anche l’escussione di un tecnico, chiamato per ulteriori chiarimenti nella fase finale del processo, ma il professionista ha giustificato la propria assenza. Il dibattimento riprenderà nelle prossime udienze. Gli imputati restano innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
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