Il 2025 è stato un anno di grandi sfide per il settore del riciclo, segnato da una forte pressione economica. Lo ha confermato Riccardo Piunti, presidente del Conou, il Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati. Nonostante le difficoltà, la filiera ha dimostrato una notevole resilienza, un valore riconosciuto anche dai cittadini: un’indagine Ipsos commissionata da Legambiente ha rivelato che l’85% degli italiani considera la raccolta e la rigenerazione degli oli usati un vantaggio strategico per il Paese.
La principale criticità ha riguardato il crollo del prezzo delle materie prime vergini, che ha reso il mercato del riciclo estremamente complesso. ‘Abbiamo affrontato una silenziosa tempesta’, ha spiegato Piunti, riferendosi alla progressiva discesa delle quotazioni delle basi lubrificanti, che hanno toccato un minimo storico di 600 euro a tonnellata nel febbraio del 2026. Questa dinamica ha eroso i margini di profitto dell’intera filiera, mettendo a dura prova la sua sostenibilità economica.
Per superare questa fase critica, il sistema italiano ha attivato una serie di strumenti specifici del suo modello. ‘Abbiamo dovuto forzare sul contributo ambientale’, ha sottolineato il presidente del Conou, ‘poiché il sistema non riceveva risorse adeguate dalla vendita delle basi rigenerate’. Nonostante la pressione esterna, la filiera è rimasta compatta e coesa, senza che nessuno mettesse in discussione l’efficacia del modello operativo, dimostrando una solidità che non si riscontra altrove.
Il confronto con altri Paesi europei evidenzia l’unicità del caso italiano. In Francia, ad esempio, per molto tempo si sono favoriti gli impianti di rigenerazione anche a bassa qualità, senza imporre standard rigorosi sul prodotto finale. Il risultato è una filiera che non funziona in modo ottimale, incapace di produrre una base rigenerata adeguata agli standard di mercato. ‘Sono venuti a chiederci quali standard utilizziamo noi in Italia’, ha aggiunto Piunti, a testimonianza dell’interesse verso il nostro approccio qualitativo.
L’Italia, insieme ad altri Paesi del Sud Europa come Spagna, Portogallo e Grecia, è da oltre vent’anni all’avanguardia nel rispettare le direttive europee, che indicano la rigenerazione come priorità assoluta per la gestione degli oli usati. ‘Siamo la prova che non è vero che gli italiani non sappiano lavorare in cooperazione’, ha concluso Piunti. Il sistema Conou rappresenta un’eccellenza basata su idee innovative, un modello organizzativo efficiente e una straordinaria capacità di fare sistema, confermando l’Italia come un punto di riferimento nel campo dell’economia circolare.

















