Le principali associazioni ambientaliste italiane, Greenpeace, Legambiente e WWF, hanno diffuso una nota congiunta per chiarire la loro posizione sulla transizione energetica. L’obiettivo è stato smontare la narrazione di chi le accusa di voler sacrificare il patrimonio culturale e paesaggistico pur di installare impianti di energia pulita.
Secondo le tre organizzazioni, è stato un errore creare un conflitto tra lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la tutela del paesaggio, specialmente in un momento in cui la crisi climatica manifesta i suoi gravi effetti sulla sicurezza delle persone, sui bilanci familiari e sul futuro economico del Paese. Rinviare l’uscita dalle fonti fossili, hanno spiegato, significa solo aggravare la crisi che minaccia clima, salute e territori.
La vera domanda, secondo gli ambientalisti, non è se sacrificare il patrimonio alla transizione, ma se si è disposti a lasciare che il cambiamento climatico comprometta in modo permanente proprio quei paesaggi, quelle comunità e quelle economie che si dichiara di voler difendere. Le temperature estreme che hanno colpito l’Italia e l’Europa rappresentano un chiaro segnale dei rischi crescenti per la salute, il lavoro e l’agricoltura.
Le associazioni hanno ribadito che la tutela del paesaggio e della biodiversità fa parte della loro storia. Per questo, hanno richiesto che gli impianti rinnovabili siano ben pianificati e progettati, collocati nei luoghi giusti per evitare un consumo di suolo inutile. Tuttavia, hanno sottolineato che “pianificare” non deve diventare un pretesto per “bloccare” lo sviluppo di energia pulita.
Greenpeace, Legambiente e WWF hanno respinto l’accusa di accettare passivamente qualsiasi progetto. Hanno ricordato di essersi sempre battuti, con iniziative e documenti formali, affinché Stato e Regioni individuino le aree idonee per l’installazione di parchi eolici e fotovoltaici. La priorità, hanno affermato, è valutare con rigore dove l’impatto sia tollerabile rispetto all’esigenza inderogabile di abbandonare le fonti climalteranti.
Il movimento ecologista ha sempre sostenuto le rinnovabili perché sono fonti pulite, democratiche, sicure e meno costose delle fossili, che inoltre alimentano tensioni geopolitiche e conflitti. Un modello energetico basato su di esse garantirà bollette più competitive, come dimostrato dall’esperienza della Spagna, e potrà aiutare i 5 milioni di italiani in povertà energetica e le imprese messe in difficoltà dai rincari.
Nella loro lettera, i presidenti delle tre associazioni si sono detti stupiti della chiusura di alcuni settori verso l’eolico e il fotovoltaico, spesso senza che venga proposta un’alternativa credibile. Hanno ribadito la responsabilità collettiva di costruire un modello energetico sicuro, accessibile e sostenibile per le prossime generazioni.
La priorità, concludono, non sarà mai contrapporre la bellezza alla transizione, ma impedire che l’inazione climatica renda più fragile tutto ciò che si vuole proteggere: ecosistemi, economie locali e la salute delle persone. Facendo appello alla coerenza e al rigore scientifico, hanno confermato il loro impegno per liberare il pianeta dalla “dittatura delle fossili”, seguendo gli allarmi della scienza senza distrarsi.

















