Liberare un pesce rosso in un fiume o in un lago, un gesto spesso percepito come un atto di pietà, si è rivelato una seria minaccia per gli ambienti naturali. Molti proprietari scelgono questa soluzione quando l’animale cresce troppo per la classica boccia, senza conoscere le conseguenze devastanti del loro gesto.
Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Animal Ecology, ha dimostrato in modo inequivocabile la natura estremamente invasiva dei Carassius auratus. Questi pesci, una volta introdotti in un ecosistema non loro, hanno la capacità di alterarlo profondamente e in breve tempo, causando danni difficili da sanare.
La ricerca è stata condotta da un team dell’università di Toledo, in Ohio, utilizzando una serie di “mesocosmi”, ovvero laghi artificiali progettati per replicare le condizioni di un ambiente naturale. Gli scienziati hanno allestito 32 bacini, alcuni poveri di nutrienti (oligotrofici) e altri ricchi di sostanze nutritive (eutrofici), popolandoli con specie locali come il Notemigonus crysoleucas e vari invertebrati.
Successivamente, in questi ambienti controllati sono stati inseriti alcuni esemplari di pesce rosso. I ricercatori hanno osservato per due mesi i cambiamenti avvenuti e i risultati sono stati allarmanti. La presenza degli intrusi ha causato un rapido deterioramento della qualità dell’acqua, che è diventata molto più torbida in tutti i bacini, un grave problema per le specie autoctone abituate ad acque limpide.
Questo effetto è stato più marcato negli ecosistemi ricchi di nutrienti, ma anche quelli più poveri hanno subito un peggioramento significativo. Al degrado delle condizioni acquatiche ha fatto seguito un drastico calo delle popolazioni di lumache, anfipodi e di tutto lo zooplancton, componenti fondamentali della catena alimentare locale.
Anche i pesci nativi hanno sofferto pesantemente. Le loro popolazioni hanno subito un crollo numerico e, soprattutto, gli esemplari sopravvissuti hanno mostrato una magrezza estrema. La causa è stata la competizione alimentare: i pesci rossi, più aggressivi e voraci, si sono nutriti di gran parte delle risorse disponibili, lasciando gli altri a morire di fame.
Gli autori dello studio hanno definito l’impatto dei pesci rossi un vero e proprio “cambio di regime” ecologico. Superata una certa soglia di disturbo, l’intero ambiente si riorganizza, trasformandosi in qualcosa di completamente diverso e degradato. Un processo che, una volta innescato, è estremamente difficile da invertire.
La conclusione è che nessun ecosistema acquatico, ricco o povero di nutrienti, è immune alla loro invasione. La diffusione globale di questi animali domestici dovrebbe quindi attivare un serio campanello d’allarme e promuovere campagne di sensibilizzazione per educare i cittadini sui pericoli ambientali legati al loro abbandono in natura.
















