Un ambizioso progetto è stato avviato per reintrodurre in natura la Starna italica (Perdix perdix italica), una sottospecie endemica della nostra penisola considerata ufficialmente estinta allo stato selvatico da diversi anni. Questo uccello galliforme, un tempo presenza comune nelle campagne italiane, ha subito un declino inesorabile nel corso del Novecento, fino a scomparire completamente dal suo ambiente naturale.
Le cause di questa grave perdita di biodiversità sono state identificate con precisione. La modernizzazione dell’agricoltura, con la progressiva eliminazione di siepi, aree incolte e rotazioni colturali tradizionali, ha frammentato e distrutto l’habitat della starna. La scomparsa degli insetti, fondamentali per l’alimentazione dei pulcini, e l’uso massiccio di pesticidi hanno inferto un colpo durissimo alla sua capacità di sopravvivenza e riproduzione. A questo si è aggiunta una pressione venatoria non più sostenibile, che ha decimato le popolazioni residue già fortemente indebolite.
La speranza di un ritorno è rimasta aggrappata a un filo sottilissimo: l’esistenza di un unico ceppo storico, allevato in cattività nel nord Italia, che ha conservato intatto il patrimonio genetico originale. Grazie alla dedizione di pochi allevatori e al lavoro di conservazione, questi esemplari rappresentano oggi l’unica possibilità per riportare la Starna italica nei nostri agro-ecosistemi.
Il nuovo piano di recupero, coordinato da istituti scientifici e aree protette, si articola in diverse fasi. La prima ha previsto un’attenta analisi genetica per certificare la purezza degli individui del ceppo in cattività e massimizzare la variabilità genetica nella fase di riproduzione. Successivamente, è stato avviato un programma di allevamento mirato ad aumentare il numero di esemplari disponibili per il rilascio.
Parallelamente, sono state individuate le aree più idonee per la reintroduzione. Si tratta di parchi nazionali, riserve naturali e Zone di Protezione Speciale (ZPS) dove sono ancora presenti, o sono state ripristinate, le condizioni ambientali favorevoli: mosaici di campi coltivati con metodi estensivi, prati stabili, filari e siepi. In queste zone, si procederà con rilasci graduali per consentire agli uccelli di acclimatarsi al nuovo ambiente.
Il monitoraggio sarà una componente essenziale del progetto. Gli esemplari rilasciati verranno dotati di piccoli dispositivi di tracciamento per seguirne gli spostamenti, studiarne il comportamento e valutarne il tasso di sopravvivenza. L’obiettivo a lungo termine non è solo quello di rilasciare gli animali, ma di ristabilire popolazioni selvatiche vitali, in grado di riprodursi e sostenersi autonomamente, restituendo al nostro patrimonio naturale una delle sue preziose componenti.














