Accusato di violenze alla ex, il figlio di Luserta resta in carcere

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Luigi Luserta e Giuseppantonio Luserta

CASERTA – Resta in carcere Luigi Luserta, arrestato nell’ambito dell’inchiesta nata dalla denuncia di una ragazza, che lo accusa di maltrattamenti e di una violenta aggressione. Secondo la ricostruzione della Procura, il giovane – figlio dell’imprenditore Giuseppantonio Luserta – avrebbe costretto la ragazza a salire in auto, l’avrebbe condotta in una zona isolata e poi colpita con calci, pugni e schiaffi, rivolgendole anche minacce di morte. Episodi che, sempre secondo l’accusa, si inserirebbero in una relazione già segnata da vessazioni, intimidazioni e comportamenti violenti. Il giudice Marzia Pellegrino del Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari in un’abitazione in Veneto.

La decisione si fonda soprattutto sulla ritenuta permanenza del pericolo di reiterazione. Secondo il giudice, la difesa non avrebbe indicato elementi nuovi e concreti capaci di dimostrare un effettivo ridimensionamento delle esigenze cautelari poste alla base dell’arresto.
Gli stessi argomenti, sottolinea il provvedimento, erano già stati valutati negativamente in due precedenti ordinanze, emesse il 14 maggio e il 17 giugno. I legali avevano richiamato la volontà di Luserta di definire il procedimento attraverso il patteggiamento o comunque con un rito alternativo, l’offerta risarcitoria avanzata alla persona offesa e da quest’ultima rifiutata, il comportamento tenuto durante i circa due mesi di detenzione e la distanza tra l’abitazione proposta e il domicilio della ragazza.

Argomenti che non sono stati ritenuti sufficienti. La scelta di ricorrere al patteggiamento, osserva il giudice, potrà incidere sulla pena eventualmente applicata, ma non determina automaticamente il venir meno delle esigenze cautelari. Allo stesso modo, l’offerta risarcitoria potrà essere valutata nel giudizio di merito, ma non dimostrerebbe, allo stato, una riduzione del rischio di nuove condotte. Nel provvedimento vengono richiamate anche la gravità dei fatti contestati e la loro natura violenta. Quando il pericolo riguarda la possibile reiterazione di reati contro la persona, si legge nell’ordinanza, la sostituzione del carcere richiede una valutazione rigorosa della personalità dell’indagato e la presenza di elementi capaci di dimostrare un ridimensionamento del rischio di violazione delle regole di autocontrollo.
Per il giudice, il periodo trascorso in carcere, circa due mesi, sarebbe ancora troppo breve per consentire una diversa valutazione. La custodia cautelare resta quindi considerata l’unica misura adeguata a contenere il pericolo di reiterazione di condotte della stessa specie, conclusione già confermata anche dal Tribunale del Riesame.

Alla richiesta si erano opposti sia il pubblico ministero sia la persona offesa, assistita dall’avvocato Manuela Palombi. Intanto, per il 14 luglio è fissata l’udienza nella quale sarà valutata la richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa.
Luserta è accusato, allo stato del procedimento, di maltrattamenti. La ricostruzione della Procura dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento e l’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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