VILLA DI BRIANO – Diventa definitiva la parola fine sul delicato filone giudiziario incentrato sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi nel settore degli appalti pubblici nel territorio di Villa di Briano.
La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna a 8 anni di reclusione ciascuno nei confronti dell’imprenditore Benito Lanza e di Nicola Magliulo, ex dipendente del locale ufficio tecnico, entrambi ritenuti responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa.
Il verdetto di primo grado, emesso all’epoca dal collegio C della prima sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduto dal giudice Francesco Ciocia, aveva già ridefinito i confini delle responsabilità dei due imputati rispetto alle richieste iniziali della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nel caso di Lanza – difeso dagli avvocati Camillo Irace e Francesco Gioia –, i giudici sammaritani lo avevano ritenuto un uomo d’affari in stretti rapporti d’interessi con la criminalità organizzata, escludendo però la sua intraneità organica alla cosca e assolvendolo dai due episodi estorsivi contestati.
Dall’altro lato Magliulo – assistito dal legale Carlo De Stavola e fratello dell’ex sindaco Dionigi, del tutto estraneo alla vicenda –, secondo i riscontri investigativi della Dda, avrebbe sfruttato il proprio ruolo strategico all’interno del Comune per mettersi a disposizione della fazione guidata dal boss Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia. Attraverso intermediari, l’ex funzionario garantiva al clan soffiate tempestive sui bandi di gara e corsie preferenziali per la liquidazione dei mandati di pagamento a favore delle ditte amiche.
L’inchiesta, scattata nel 2015 con l’esecuzione di sette misure cautelari complessive, aveva fatto luce su una serie di pesanti ingerenze mafiose sul territorio brianese, accendendo i riflettori anche su una maxi gara da oltre 2 milioni e 420mila euro per la realizzazione dello svincolo della strada statale Nola-Villa Literno, un affare milionario su cui la cupola casalese aveva allungato le proprie mani grazie alla sponda dei colletti bianchi.









